ALTO JONIO- Un «destino infame» fatto di annunci roboanti che non si trasformano mai in cantieri. È durissimo l’atto d’accusa del Circolo “N. Converti” di Rifondazione Comunista, che punta il dito contro la gestione della sanità territoriale nell’Alto Jonio cosentino, definendo le promesse regionali come l’ennesima bugia a danno dei cittadini. Al centro della polemica finiscono le “Case di Comunità” previste dal PNRR per Villapiana e Rocca Imperiale: strutture che dovrebbero garantire assistenza di prossimità ma che, al momento, sembrano svanite nel nulla.
Secondo il PRC, il Piano Sanitario del centrodestra si starebbe rivelando un castello di carta. Nonostante i finanziamenti post-Covid, nelle due comunità non sarebbe stata posata nemmeno la prima pietra. L’ipotesi di utilizzare edifici già esistenti per ospitare i servizi appare agli esponenti comunisti come una strada impervia per mancanza di fondi, con un attacco frontale alla gestione regionale: «A Catanzaro – si legge nella nota – i pensieri non riguardano la gente martoriata della Sibaritide, ma le questioni del “carrozzone Occhiuto”, a cominciare dagli stipendi dei nuovi collaboratori della Giunta».
La preoccupazione del circolo si estende anche a Trebisacce, dove i riflettori restano accesi sull’ospedale “Guido Chidichimo”. Qui, il cantiere del quarto piano, destinato a ospitare il reparto di Chirurgia, resta un’incognita. Nonostante le rassicurazioni su un’imminente inaugurazione, il clima che si respira è di profonda incertezza, alimentato da indiscrezioni che Rifondazione bolla come possibili “fake news”, ma che scuotono la popolazione: il timore, infatti, è che quegli spazi possano essere sottratti alla Chirurgia per essere destinati proprio a una delle Case di Comunità, cambiando le carte in tavola all’ultimo momento.
Il quadro delineato dal Circolo “Converti” è quello di un territorio dove il diritto alla salute sembra essere diventato un lusso. Mentre i calendari scorrono e le campagne elettorali si susseguono con promesse rassicuranti, la realtà dei fatti racconterebbe di una popolazione costretta all’emigrazione sanitaria e ai “viaggi della speranza” per ricevere cure di base. «Le parole da noi non sono pietre ma fumo – conclude la nota – e la prima tramontana le spazza via in un secondo», lasciando l’Alto Jonio in attesa di risposte concrete che, al momento, tardano ad arrivare.


























