CORIGLIANO ROSSANO- Se la cronaca politica degli ultimi giorni racconta di una maggioranza consiliare che inizia a mostrare i primi segni di cedimento sul monopolio del silenzio sanitario, è la storia istituzionale del territorio a sferrare l’affondo più pesante. Un documento ufficiale, protocollato e indirizzato non solo ai vertici del Comune ma anche a Sua Eccellenza il Prefetto di Cosenza, trasforma la protesta dell’Osservatorio “Polis” in un caso istituzionale senza precedenti.
A firmare l’atto, uniti in un nucleo compatto che supera le vecchie appartenenze partitiche, sono sei ex primi cittadini dell’ex comune di Corigliano Calabro: l’avvocato Giovanni Pietro Morrone, il senatore Francesco Pistoia, l’ingegnere Cosimo Esposito, l’onorevole Giuseppe Geraci, il dottor Giovanni Genova e il professor Armando De Rosis. Il testo siglato dai sei ex amministratori fotografa una preoccupazione profonda, legata a quello che viene definito chiaramente un vuoto di democrazia partecipata. Al centro della contestazione non ci sono soltanto le scelte tecniche, ma il metodo con cui sono state calate dall’alto: si parla di un totale mancato coinvolgimento della cittadinanza, sia in termini di informazione preliminare che di ascolto, su decisioni che toccano la sfera personale e la salute di ogni singolo abitante. Un silenzio che, secondo i firmatari, giustifica ampiamente lo stato di agitazione e il fermento che si respirano da settimane nella comunità.
L’analisi dei sei ex sindaci entra poi nel merito delle incongruenze economiche e logistiche della gestione attuale. Nel documento si sollevano forti perplessità sui massicci investimenti di denaro pubblico utilizzati per l’adeguamento precario delle strutture esistenti, proprio mentre da più parti si sbandiera l’imminente consegna del nuovo ospedale della Sibaritide. Da qui nasce l’urgenza di fare chiarezza sui provvedimenti regionali che hanno disposto i trasferimenti dei reparti e, soprattutto, di pretendere risposte definitive sulla futura classificazione di Insiti, che il territorio esige sia identificato come Hub e non come Spoke. L’appello si chiude con una richiesta perentoria che sposta l’asse della discussione direttamente nelle piazze della città. I firmatari chiedono che il consiglio comunale straordinario non sia una seduta a porte chiuse, ma un’assise aperta da tenersi tassativamente nell’area urbana di Corigliano. Un tavolo democratico in cui il Sindaco e il Presidente del Consiglio dovranno far sedere, di fronte alla cittadinanza, il governatore della Regione Calabria, il direttore generale dell’ASP di Cosenza e i responsabili della ditta esecutrice dei lavori. Le firme in calce al documento non sono più solo una testimonianza di solidarietà a un comitato spontaneo, ma un richiamo formale alla responsabilità istituzionale.

























