Schiavonea, la caduta del pino secolare riaccende il dibattito sulla gestione del verde pubblico

Un simbolo del borgo marinaro si spegne tra cantieri e interrogativi. Il sindaco Stasi: “Non mancano le cure, ma serve coraggio per cambiare”.

CORIGLIANO-ROSSANO – La caduta del pino secolare di Schiavonea, al centro del cantiere di riqualificazione di Piazza Santa Maria ad Nives, continua a suscitare emozioni, polemiche e riflessioni. Non era un albero qualunque: era parte del paesaggio e della memoria collettiva del borgo, un punto di riferimento per generazioni di residenti e turisti.

Ma dietro la commozione, si apre una questione più ampia: quanto è realmente protetto e monitorato il patrimonio arboreo cittadino?

Un’analisi degli atti comunali consente di delineare un quadro articolato. Nel 2021, con la delibera di Giunta n. 24 del 4 febbraio, l’amministrazione guidata dal sindaco Flavio Stasi aveva avviato il primo censimento del patrimonio arboreo cittadino, una mappatura fondamentale per la gestione del verde. Il documento è richiamato anche nel bando di appalto per la manutenzione del verde pubblico, aggiudicato nel 2023, in cui si evidenziava la necessità di “un quadro conoscitivo completo per una gestione programmata del verde”.

Tuttavia, i dati del censimento non risultano pubblici né aggiornati, e non è chiaro se comprendano anche gli alberi monumentali o di pregio, come il pino caduto.

Negli ultimi due anni, il Comune ha disposto diversi affidamenti per la cura del verde – tra cui quello identificato dal CIG B7F8EC424F, relativo al “Servizio di taglio di alberi secchi e pericolosi e potatura delle alberature su strade comunali” – ma si tratta perlopiù di interventi correttivi e di sicurezza, più orientati a operare dopo che a prevenire prima.

Già nel 2022, con ordinanza sindacale n. 167 del 6 ottobre, era stata disposta la rimozione di piante ritenute pericolose tra via Fellino e località Pennino. Un’azione necessaria ma che evidenzia una gestione del verde ancora centrata sulla sicurezza più che sulla valorizzazione ecologica.

Le linee programmatiche di mandato (delibera n. 244 del 14 giugno 2022) parlano di “aumento delle superfici verdi urbane” e “ripristino della biodiversità”, ma il Regolamento comunale del verde, previsto anche dalla normativa regionale, non risulta ancora adottato o pubblicato, lasciando un vuoto su criteri, controlli e tutela delle alberature storiche.

Il sindaco Stasi: “Coraggio e responsabilità per cambiare”

Sulle polemiche sorte dopo la caduta del pino, è intervenuto direttamente il sindaco Flavio Stasi con un post sui social.

“Ammetto che la ricostruzione ironica che ho letto oggi a proposito della lotta contro ‘gli alberi del regime’ è stata divertente”, scrive il primo cittadino, riferendosi ai Pini Marittimi. “Sugli alberi, e in particolare sui pini, facciamo una costante e delicata opera di messa in sicurezza, cercando di abbassare o rimuovere le radici pericolose: non sempre è possibile”.

Il sindaco ha poi chiarito che i movimenti di terreno del cantiere avrebbero indebolito il radicamento dell’albero caduto, aggiungendo di aver chiesto verifiche immediate sugli altri esemplari presenti in piazza.

“Stiamo realizzando una piazza vera dove prima c’era solo un crocevia – ha aggiunto Stasi –. Sarà il salotto di Schiavonea, tra il Quadrato e la Taverna, dove anche gli alberi, esistenti e nuovi, avranno una funzione e una salute migliore. Se si vogliono migliorare le cose, bisogna avere il coraggio di cambiarle”.

Il primo cittadino ha infine difeso la gestione dei cantieri PNRR, sottolineando la sfida di rispettare tempi stretti per opere pubbliche complesse:

“Un amministratore miope eviterebbe i rimproveri per la stagione dei cantieri. Quello bravo accetta le critiche e pensa alle opere che lascia alla città”.

Oltre il simbolo, la lezione

La caduta del pino secolare resta un episodio emblematico: non solo una perdita paesaggistica, ma anche uno specchio delle criticità strutturali nella gestione del verde urbano.

Un Comune che si definisce “verde e sostenibile” non può limitarsi a censire: deve monitorare, prevenire e rendere trasparenti i dati.
Perché, oggi più che mai, la differenza tra un albero monitorato e uno abbandonato non è solo una questione di radici, ma di visione e responsabilità pubblica.

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