Sentenza per i “pistoleri” del lungomare: condannati per la follia armata tra i bagnanti

CORIGLIANO ROSSANO- Sentenze per il terrore sul litorale: condannati tre rossanesi per la sparatoria e la rapina della scorsa estate

Si è concluso con tre condanne il processo celebrato con il rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Castrovillari, relativo ai gravi fatti di sangue e violenza che lo scorso luglio hanno sconvolto il lungomare di Corigliano-Rossano. La decisione, giunta nella serata di ieri, mette un primo punto fermo giudiziario sulla sparatoria avvenuta a Lido Sant’Angelo e sulla rapina consumata a breve distanza di tempo in contrada Zolfara.

La pena più severa, pari a 5 anni di reclusione, è stata inflitta al trentaseienne G.D.L., ritenuto colpevole del tentato omicidio del cinquantenne G.S., originario di Mirto-Crosia. L’imputato doveva rispondere anche del reato di detenzione illegale dell’arma utilizzata durante l’agguato avvenuto il 21 luglio dello scorso anno davanti a uno stabilimento balneare. In quella circostanza, l’esplosione dei colpi di pistola tra la folla di bagnanti aveva seminato il panico, trasformando una giornata estiva in uno scenario di terrore.

Nello stesso procedimento sono stati giudicati colpevoli anche G.P. e G.P.P., rispettivamente di 32 e 20 anni, condannati a 3 anni e sei mesi di carcere ciascuno. I due, legati da vincoli di parentela, erano accusati di rapina in concorso per un episodio avvenuto nella medesima giornata nel parcheggio di un parco acquatico della zona. Secondo quanto emerso dalle indagini, i fatti sarebbero strettamente collegati tra loro, inserendosi in una rapida e violenta escalation criminale che ha interessato la fascia costiera.

L’attività investigativa, condotta in sinergia dai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano e dai poliziotti del Commissariato cittadino, aveva permesso di individuare il terzetto poco dopo la fuga. Gli imputati, subito dopo i fatti, avevano infatti lasciato la Calabria per cercare rifugio in Sicilia, a Barcellona Pozzo di Gotto, dove erano stati intercettati e tratti in arresto nel giro di poche ore. La sentenza emessa dal GUP ha confermato sostanzialmente l’impianto accusatorio della Procura, accogliendo le richieste di condanna per i tre responsabili della spedizione punitiva.

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