Sicurezza, scontro totale a Corigliano-Rossano. La maggioranza contro Rapani

Lidia Sciarrotta m5s

CORIGLIANO ROSSANO- La sicurezza urbana infiamma il dibattito politico cittadino. Dopo gli affondi del senatore Ernesto Rapani, che aveva dipinto Corigliano-Rossano come una città allo sbando, arriva la replica corale e piccata della coalizione a sostegno del sindaco Stasi. I consiglieri Sciarrotta (M5S), Candreva (PD) e Leonetti (AVS) firmano un documento durissimo che sposta l’asse delle responsabilità verso il Governo centrale.

«Propaganda e analisi fuori fuoco»

Per i rappresentanti della maggioranza, le parole del parlamentare di Fratelli d’Italia non sono altro che un tentativo di distogliere l’attenzione dalle mancanze istituzionali dei livelli superiori.

«Le recenti dichiarazioni del senatore Rapani appaiono strumentali e fuori fuoco, configurandosi più come un esercizio di propaganda che come un’analisi seria delle responsabilità politiche», esordiscono i consiglieri. «Definire la città di Corigliano-Rossano come “senza guida” è un’affermazione priva di fondamento, che ignora deliberatamente l’impegno quotidiano dell’amministrazione e delle forze dell’ordine, costrette a operare con organici ridotti e mezzi insufficienti a causa di scelte assunte a livelli istituzionali superiori».

Dal Tavolo della Sicurezza all’Esercito

I firmatari rivendicano l’attivismo del primo cittadino, ricordando che la sicurezza è stata una priorità ben prima delle polemiche odierne: «La guida della città si è manifestata concretamente attraverso l’attivazione del “tavolo della sicurezza”, convocato dal Prefetto su specifica richiesta del Sindaco Stasi nel giugno 2025 per definire strategie di prevenzione e coordinamento tra le istituzioni locali in risposta a episodi di criminalità».

Proprio per questo, la richiesta di inviare i militari dell’operazione “Strade Sicure” viene bocciata come una mossa d’immagine incoerente:

«Chiedere oggi interventi straordinari come l’operazione “Strade Sicure” senza aver prima garantito i presidi ordinari dello Stato è un atteggiamento ipocrita, che rischia di usare l’Esercito come un “paravento” simbolico per nascondere anni di disattenzione istituzionale e la mancanza di una strategia nazionale seria».

L’appello: meno comunicati, più fatti

L’affondo finale dei consiglieri Sciarrotta, Candreva e Leonetti è un invito a cambiare registro nel confronto istituzionale, puntando sulla solidità degli interventi piuttosto che sull’impatto mediatico:

«In conclusione, la sicurezza è una materia troppo seria per essere ridotta a slogan o a “passerelle politiche” finalizzate ai comunicati stampa. Invece di alimentare polemiche che finiscono inevitabilmente per indebolire lo Stato, chi rappresenta il territorio nelle sedi decisionali dovrebbe spiegare quali risorse stabili e verificabili ha realmente ottenuto per rafforzare la legalità. Il territorio non ha bisogno di illusioni, ma di una presenza dello Stato che sia costante, solida e strutturale».

Una visione che si chiude con un monito per il futuro: «Affrontare la sicurezza solo con proposte di facciata è come cercare di curare una ferita profonda con un cerotto colorato: può nascondere il problema alla vista per un istante, ma non sostituisce la necessità di una cura strutturale e costante per garantire la salute del tessuto sociale».

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