Spiagge accessibili a tempo, la denuncia: «Disabili trattati come ospiti di serie B»

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CORIGLIANO ROSSANO- C’è un’immagine di inclusività che viaggia sui canali ufficiali, fatta di vessilli e comunicati trionfali, e poi c’è la realtà di chi, quella stessa inclusività, dovrebbe viverla sulla propria pelle. Peppe Frezzetti ha 66 anni, è paraplegico e da una vita intera combatte una battaglia silenziosa ma ferrea per il riconoscimento dei pari diritti. Da tantissimi anni sceglie Corigliano per le sue vacanze, spinto da un affetto profondo verso questa terra. Eppure, oggi si ritrova a dover denunciare un sistema che sembra trattare i cittadini con disabilità come ospiti di serie B, confinati in una routine di serie ridotte. Il paradosso più evidente si consuma sulla sabbia, dove il tempo sembra scorrere con due pesi e due misure.

Mentre per i bagnanti normodotati l’assistenza inizia regolarmente un’ora prima, per chi ha una disabilità il diritto al mare è scandito da un timer rigoroso: dalle dieci alle tredici e poi di nuovo dalle sedici alle diciannove. Un servizio a tempo che Frezzetti non esita a definire inaccettabile. Per lui, prima di ogni cosa, parla lo status di cittadino. La spiaggia, in pratica, per chi vive la sua condizione è come se chiudesse prima, limitando la libertà di godersi il mare secondo il proprio desiderio e privando le persone del diritto fondamentale di vivere la costa come chiunque altro.

La questione solleva forti dubbi anche sulla gestione delle risorse pubbliche. Il Comune ha sbandierato il piano Spiagge Sicure, mettendo a bilancio ben 150 mila euro per la gestione di sei postazioni. Di queste, solo una si trova nel cuore di Schiavonea, nell’ex zona del lido Arca di Noè, mentre per accedere a tutte le altre è obbligatorio prenotarsi con un giorno d’anticipo. Una burocrazia che pesa, soprattutto se si considera che la strumentazione necessaria era già stata acquistata l’anno precedente. Frezzetti si chiede dove finiscano realmente questi fondi, una perplessità che lo ha spinto a presentare una segnalazione formale sia alla Guardia Costiera che alla Guardia di Finanza.

A pesare sul quadro complessivo è anche la qualità dei servizi sul campo: nella postazione centrale di Schiavonea manca persino una doccia, un’assenza che lascia immaginare scenari ancora peggiori per le postazioni periferiche. Inoltre, la sicurezza in acqua richiederebbe figure specializzate come gli Operatori Socio-Sanitari, e non solo assistenti bagnanti qualificati, per far fronte alle reali esigenze di chi ha una mobilità ridotta. A ferire più delle carenze strutturali è stata però la risposta delle istituzioni. Interpellato sulla vicenda, l’assessore competente ha liquidato il problema con parole che Frezzetti ha percepito come profondamente offensive, quasi si trattasse di una concessione benevola e non di un diritto. Per chi chiede solo normalità, sentirsi rispondere con un atteggiamento che ricalca la logica della carità è un colpo alla dignità.

“Se avessi voluto la carità- sottolinea Frezzetti con amarezza- sarei andato alla Caritas”. La delusione è tale che il sessantaseienne è ormai pronto a portare la vicenda davanti al Tribunale, deciso a non farsi calpestare da un sistema che dietro la facciata della Bandiera Blu nasconde profonde disuguaglianze. La domanda resta aperta e gravosa per tutta la comunità: quanto sono davvero sicure e inclusive queste spiagge, e come vengono spesi i soldi dei contribuenti?

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