Stop ai “port” per la chemioterapia a Rossano: la sanità ora deporta anche il dolore

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CORIGLIANO ROSSANO- C’è un disegno sottile che sta svuotando il diritto alla salute nella terza città della Calabria. Un gioco di prestigio burocratico che sotto il nome di “riorganizzazione” nasconde una realtà amara: reparti che funzionavano egregiamente al “Guido Compagna” di Corigliano, una volta trasferiti al “Nicola Giannettasio” di Rossano, deperiscono fino a diventare semplici ambulatori. Un Risiko sanitario che non sorprende più, ma che continua a fare danni.

L’ultimo allarme riguarda la Pediatria, trasferita ad aprile da Corigliano a Rossano. Oggi, a distanza di mesi, rischia già il declassamento ad ambulatorio per la cronica carenza di medici. Un copione già scritto, vissuto sulla propria pelle con l’Ortopedia e l’Otorinolaringoiatria: quest’ultima oggi a Rossano abbassa la saracinesca alle 14:00, poi il nulla. L’Ortopedia è ridotta a poco più di un ufficio per visite. Lo stesso amaro destino tocca a Ginecologia, strappata a Corigliano insieme a Pediatria con una precisa motivazione ufficiale: il “Compagna” non era sicuro a causa della mancanza di una Chirurgia d’urgenza h24 in loco. Una tesi condivisibile, se non fosse che oggi, al Giannettasio, proprio quel reparto di Chirurgia che doveva fare da rete di sicurezza rischia clamorosamente la chiusura. Il paradosso è servito.

A quale scopo sovraccaricare il Giannettasio se non gli si danno le gambe per camminare? Perché non mantenere attivi i due ospedali storici, anziché ingolfarne uno in barba al Decreto Scura, che prevedeva l’emergenza a Rossano e l’area medica a Corigliano? Quella transizione non è mai arrivata e Rossano è stata lasciata sola a gestire un carico insostenibile. Per rendersene conto basta farsi un giro al Pronto Soccorso del Giannettasio: ci si ritrova in un girone infernale fatto di attese infinite, barelle ammassate e personale allo stremo. Ma se l’ordinario è emergenza, l’emergenza diventa barbarie per i malati oncologici. Da giugno a settembre, l’ASP ha sospeso gli interventi di installazione e rimozione dei “port”, i dispositivi sottocutanei per la chemioterapia.

Pazienti già devastati dalla malattia vengono dirottati prevalentemente verso Castrovillari o altri ospedali. Immaginate la violenza psicologica di chi, nel pieno della lotta contro il cancro, si vede costretto a viaggiare su strade tortuose, rimbalzato secondo la logica del “chi prima chiama, meglio alloggia”. Una deportazione del dolore che toglie dignità ai malati. Sullo sfondo rimane il dato politico. Corigliano-Rossano, con i suoi oltre settantamila abitanti, in termini sanitari non ha peso contrattuale, schiacciata dal centralismo di Cosenza e persino dalle risposte che Castrovillari riesce a dare. Anche i servizi minimi arretrano: il laboratorio analisi di Corigliano è chiuso, ridotto a centro prelievi. Le provette vengono spedite a Rossano per essere processate, creando un ulteriore, ingestibile sovraccarico. E’ il solito, abnorme,  spreco di soldi. In questo scenario, mentre si attende che il nuovo ospedale della Sibaritide (i cui lavori procedono speditamente alla grande) sia pronto, il presente è un deserto. Si tratta di incompetenza o di un disegno volto a smantellare la sanità pubblica dello Jonio? I cittadini, e soprattutto i malati, hanno il diritto di sapere per conto di chi si stia giocando questa cinica partita a scacchi.

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