Strage ferroviaria, Broccolo attacca: “Una sentenza della vergogna”

Angelo Broccolo

Angelo Broccolo

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CORIGLIANO ROSSANO- La sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Castrovillari sul disastro ferroviario del 24 novembre 2012 continua a provocare reazioni forti in tutto il territorio. A poche ore dalla decisione che ha stabilito che “il fatto non sussiste” per tutti gli imputati, arriva anche il commento di Angelo Broccolo, esponente politico e voce critica del mondo del lavoro, nonché referente del Movimento zona 17 che parla senza mezzi termini di “sentenza della vergogna”. Il riferimento è alla tragedia avvenuta tredici anni fa nelle campagne di Rossano, quando un treno regionale travolse un Fiat Doblò con a bordo sei braccianti romeni di ritorno dai campi. Sei persone, sei lavoratori, morirono all’istante. Una vicenda che ha segnato il territorio e che, per oltre un decennio, ha rappresentato una delle ferite aperte più dolorose della Sibaritide. Nel testo diffuso, Broccolo parla con amarezza e indignazione. “Sono morte sei persone, sei operai travolti da un treno mentre si recavano al lavoro ma il fatto non sussiste! Sono morti attraversando un binario tredici anni orsono. Per arrivare a una conclusione allucinante: nessuno ha colpa per quanto accaduto”. Broccolo denuncia quella che definisce una “giustizia disumana”, incapace – a suo dire – di tutelare chi lavora e di riconoscerne il valore, specie quando si tratta di manodopera straniera, spesso invisibile agli occhi delle istituzioni finché non avviene la tragedia. Uno dei passaggi più duri del documento riguarda il tema, antico e mai risolto, della sicurezza sui luoghi di lavoro.“In questo posto chiamato Italia tre operai al giorno non tornano più a casa. La colpa è proprio nell’essere lavoratori e nel chiedere diritti, sicurezza, salario, previdenza. E allora chi ha cuore pianga ancora su queste vite e non dimentichi che questo non è un caso a parte”.  Un atto d’accusa che usa la vicenda di Rossano come simbolo di un problema nazionale: morti sul lavoro, ritardi nelle indagini, processi che durano oltre un decennio, sentenze che lasciano l’amaro in bocca ai familiari, alle comunità e a chi da anni combatte per migliori condizioni di tutela. La decisione dei giudici – assoluzione piena per tutti gli imputati – ha rimesso in moto un dibattito già complesso, tra questioni tecniche, gestione dei passaggi a livello privati e il difficile equilibrio tra responsabilità, burocrazia e fatalità. Ma il commento di Broccolo intercetta un sentimento diffuso: quello di una comunità che, al di là degli aspetti giuridici, vive questa conclusione come una mancanza di giustizia sostanziale. Una ferita che non si rimargina con un dispositivo di assoluzione, e che oggi torna a pulsare più che mai.

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