Trasporti e ferrovie, l’affondo di Rifondazione: «Alto Jonio cancellato dalle mappe e dai radar nazionali»

TREBISACCE – Una periferia senza bandiera, una terra di mezzo che non sembra appartenere più a nessuna regione e che rischia di restare definitivamente tagliata fuori dai grandi flussi della mobilità nazionale. È la dura denuncia politica che arriva dal circolo dell’Alto Jonio del Partito della Rifondazione Comunista “N. Converti”, che analizza con toni amari la situazione del trasporto su ferro all’inizio della stagione estiva, tracciando il ritratto di un comprensorio che si sente deriso, maltrattato e progressivamente isolato.

Secondo gli esponenti della sinistra, la geografia ferroviaria di metà 2026 certifica l’esistenza di un paradosso istituzionale. Da un lato, l’Alto Jonio non beneficia dei collegamenti della vicina Basilicata, dato che i treni a lunga percorrenza arrestano la propria corsa a Metaponto, senza alcuna intenzione di prolungare la traiettoria di pochi chilometri oltre il confine calabrese di Rocca Imperiale. Dall’altro, il territorio viene descritto come una landa ormai perduta anche all’interno dei confini amministrativi della stessa Calabria. Rifondazione punta il dito contro i recenti annunci trionfalistici del centrodestra relativi al ripristino dell’Intercity veloce tra Roma e lo Jonio: un collegamento che, partendo dalla Capitale, vedrà le carrozze ibride deviare da Lamezia Terme verso Catanzaro Lido, per poi proseguire verso la costa meridionale tra Soverato, Locri e Melito, lasciando l’intero versante settentrionale a guardare.

La nota del partito evidenzia una seconda beffa legata ai lavori condotti da Rete Ferroviaria Italiana. Se da una parte si festeggia la riapertura e l’elettrificazione dei centododici chilometri di tratta tra Sibari e Crotone – con corse che andranno a beneficio delle aree urbane storiche e delle principali attrazioni estive della fascia centrale –, dall’altro i binari dell’Alto Jonio rimangono completamente esclusi da questa stagione di ammodernamento. Stazioni importanti come quelle di Rocca Imperiale, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Trebisacce e Villapiana, che pure in tempi recenti erano state potenziate e riqualificate grazie all’impiego di ingenti risorse e fondi europei, rischiano così di trasformarsi in cattedrali nel deserto o in musei a cielo aperto.

Il circolo “N. Converti” ricorda con nostalgia l’epoca in cui la tratta settentrionale era servita dallo storico e utilissimo collegamento diretto Crotone-Milano, un servizio fondamentale per arginare l’isolamento dei residenti e favorire l’afflusso turistico. La realtà attuale, invece, viene descritta come l’ennesimo schiaffo alle legittime istanze di un’area geografica che si riscopre considerata solo in occasione dei comizi elettorali e delle promesse da campagna elettorale. Una volta spente le urne, secondo la denuncia di Rifondazione, l’Alto Jonio scompare sistematicamente dalle agende politiche, vedendo negato non solo il collegamento con il resto d’Italia, ma il diritto stesso di sentirsi parte integrante dell’Europa.

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