CORIGLIANO ROSSANO- A pochi giorni dal tredicesimo anniversario della tragedia ferroviaria del 24 novembre 2012, la giustizia mette un punto definitivo su un processo che ha attraversato più di un decennio di dolore, attese e interrogativi. Il Tribunale di Castrovillari ha assolto con formula piena tutti gli imputati accusati di disastro ferroviario per la morte dei sei braccianti romeni investiti da un treno regionale nelle campagne di Rossano. La formula scelta dai giudici è netta: “perché il fatto non sussiste”
.
La vicenda giudiziaria: un processo costruito su ipotesi poi smentite
L’inchiesta, avviata dopo la tragedia, si concentrò sulle presunte irregolarità del passaggio a livello privato attraversato dal Fiat Doblò su cui viaggiavano i sei lavoratori. Il consulente tecnico della Procura ritenne di aver individuato responsabilità riconducibili ai dipendenti di RFI e al proprietario del fondo privato, sostenendo che la gestione del varco avesse concorso alla dinamica dell’incidente.
Ma il dibattimento ha raccontato un’altra storia.
Il lavoro del consulente tecnico delle difese, l’ingegnere Antonio Consalvi, ha ribaltato completamente la prospettiva: il passaggio a livello era regolare, conforme e rispettava tutte le prescrizioni di sicurezza. Inoltre, secondo i giudici, non esiste alcun nesso causale tra le condotte degli imputati e la morte dei sei braccianti .
Da qui la decisione di assolvere tutti: dipendenti RFI, tecnici e il privato coinvolto.
Il ricordo della tragedia: una ferita che non si è mai rimarginata
Il 24 novembre 2012 sei lavoratori rumeni stavano rientrando dai campi, dopo una giornata passata a raccogliere clementine. L’auto su cui viaggiavano attraversò un varco privato, regolarmente autorizzato, per raggiungere la Statale 106. In quell’istante sopraggiunse il treno regionale Sibari–Reggio Calabria: l’impatto fu violentissimo, il mezzo venne trascinato per centinaia di metri.
Per i quattro donne e i due uomini a bordo non ci fu salvezza.
La vicenda scosse il Paese, mise sotto i riflettori le condizioni dei lavoratori stagionali e aprì un dibattito nazionale sui passaggi a livello privati.
Le misure successive: la revisione nazionale dei varchi privati
Il documento ufficiale allegato ricorda un passaggio spesso dimenticato: subito dopo la tragedia, RFI avviò una revisione radicale di tutte le concessioni dei passaggi a livello privati, introducendo nuovi standard, verifiche più stringenti e meccanismi di controllo più severi per prevenire altri incidenti simili
Un intervento che rappresenta una delle eredità concrete di quel 24 novembre.
Una coincidenza dal forte valore simbolico
La sentenza arriva proprio alla vigilia del tredicesimo anniversario della strage.
Un tempismo che risuona con forza nella memoria collettiva: mentre la giustizia chiude la sua lunga ricostruzione, la comunità continua a portare il peso di una tragedia che ha segnato un’epoca e che ha mostrato, ancora una volta, la fragilità di chi lavora ai margini, spesso invisibile.
Le motivazioni saranno depositate entro trenta giorni, ma la formula assolutoria è già chiara: nessuna responsabilità, nessuna omissione, nessun errore imputabile agli indagati.
Resta però, incancellabile, la memoria delle sei vite spezzate lungo quei binari e il monito che quella tragedia continua a rappresentare per tutto il territorio.



















