L’ASP di Cosenza scambia un uomo per una “Lady”: il caso dei presidi medici errati e la beffa del reso

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CORIGLIANO ROSSANO- La società contemporanea ci ha abituati a superare gli stereotipi di genere, ma c’è un ambito in cui la biologia impone regole invalicabili: la medicina. Un principio evidente a chiunque, ma evidentemente sfuggito agli uffici e alla catena di distribuzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza.

Immaginate lo sconcerto di un uomo quando, aprendo lo scatolone inviatogli dall’ASP dopo una complessa trafila burocratica, si è trovato di fronte a una distesa di confezioni rosa shocking con la dicitura “LADY” stampata in bella mostra. Un’immagine che oscillerebbe tra la commedia dell’assurdo e il grottesco, se non fosse che dietro quel pacco c’è la storia di un cittadino provato da un serio percorso di malattia.

A seguito di un delicato e importante intervento chirurgico, l’uomo si trova ad affrontare le conseguenze di una severa forma di incontinenza. Come previsto dalle normative e su indicazione precisa dello specialista urologo, ha presentato domanda per ottenere i presidi medici idonei. Un’esenzione e un sostegno fondamentali, pensati dalla sanità pubblica per evitare che le famiglie debbano farsi carico di costi continuativi e insostenibili per l’acquisto privato degli ausili.

La risposta del servizio sanitario è arrivata, ma sotto forma di un cortocircuito anatomico. I presidi per l’incontinenza maschile e femminile non differiscono per un semplice dettaglio estetico o di colore: rispondono a sagomature, conformazioni e punti di assorbimento completamente diversi. Fornire a un uomo un dispositivo studiato per l’anatomia femminile significa renderlo del tutto inefficace, esponendo il paziente a disagi continui, perdita di dignità e rischi per la salute.

Oltre al danno e all’assenza di un’assistenza adeguata, scatta ora la beffa dell’efficienza al contrario. Il cittadino, spinto dal proprio senso civico per evitare che materiale sanitario vada inutilmente al macero, si trova nell’obbligo di doversi fare carico dell’intera procedura di reso.

È qui che il paradosso della spesa pubblica si compie in tutte le sue sfaccettature: l’ASP spende denaro pubblico per spedire un lotto errato e inutilizzabile; il paziente, già provato dalla malattia, deve spendere tempo, energie e risorse per avviare la trafila della restituzione; la sanità pubblica dovrà nuovamente farsi carico dei costi di ritiro e di una successiva (si spera corretta) spedizione.

Un triplo passaggio burocratico ed economico che pesa sulle casse pubbliche e sulla pelle dei cittadini. Dal distretto sanitario di Cosenza ci si attende ora non solo delle rapide scuse, ma una rettifica immediata: perché la salute non è una questione di colore della confezione, ma di rispetto e competenza.

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