CATANZARO- La riorganizzazione istituzionale degli enti locali in Calabria passa di nuovo da un campo di battaglia legislativo e finanziario. Al centro del dibattito c’è la Proposta di Legge 106/2026, presentata dalla maggioranza di centrodestra in Consiglio Regionale per abrogare la Legge Regionale n. 15 del 2006 — il testo normativo che stabilisce l’erogazione di contributi e sostegni economici ai Comuni nati da processi di fusione.
Un’iniziativa che tocca da vicino la realtà di Corigliano-Rossano. La città, nata nel 2018 dall’unione delle due storiche realtà urbane, rappresenta l’esperimento di fusione più imponente mai realizzato in Calabria: un nuovo polo urbano che superando per numero di abitanti lo stesso capoluogo bruzio, Cosenza, si è imposto come terza città della regione e punto di riferimento per l’intera area della Sibaritide.
Ieri pomeriggio, presso la Prima Commissione del Consiglio Regionale presieduta da Orlandino Greco, si è tenuta l’audizione del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, chiamato a riferire sugli effetti che la cancellazione della norma avrebbe sui territori. Il primo cittadino ha portato al tavolo della discussione l’esperienza concreta di chi ha guidato da protagonista una delle riforme istituzionali più complesse e significative d’Italia.
Nel corso del suo intervento, Stasi ha voluto fare chiarezza sulla presunta incompatibilità tra la legge regionale del 2006 e il quadro normativo nazionale. Secondo il sindaco, la norma calabrese non poggia affatto in contrapposizione con le disposizioni statali — che negli anni hanno progressivamente incentivato l’accorpamento dei municipi —, ma ne costituisce anzi un naturale e coerente completamento. Eliminarla del tutto significherebbe, al contrario, collocare la Regione Calabria al di fuori degli indirizzi di sviluppo e di ammodernamento tracciati a livello nazionale.
La questione dei contributi, ha rimarcato Stasi, non va ridotta a un mero scontro contabile o utilitaristico. Il sostegno finanziario garantito dalla Regione rappresenta un segnale istituzionale imprescindibile per accompagnare le comunità locali in percorsi di trasformazione complessi, nati peraltro nel rispetto dell’autonomia territoriale e della volontà dei cittadini espressa con il referendum.
Il nodo politico dell’intera vicenda va dunque oltre i confini del singolo municipio. L’interrogativo rivolto dal sindaco all’Esecutivo e ai consiglieri regionali riguarda la visione strategica per il futuro del territorio: la Calabria intende favorire e accompagnare il riordino delle autonomie locali o sceglie di disimpegnarsi? Cancellare l’unica legge regionale che sancisce questo impegno — approvata vent’anni fa e riconfermata all’unanimità proprio nel 2018 in occasione della nascita di Corigliano-Rossano — manderebbe un segnale di arresto al processo di ammodernamento degli enti locali. L’auspicio espresso a margine dei lavori della Commissione è che si possa accantonare l’ipotesi dell’abrogazione per avviare, invece, un confronto corale volto a rafforzare e attualizzare la norma.

























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