CORIGLIANO ROSSANO- La mobilitazione è scattata all’alba di questa mattina, sulla scia delle proteste già esplose al Quadrivia di Spezzano Albanese e nei punti nevralgici dell’intera Calabria. Alla rotonda di Santa Lucia, snodo strategico lungo la Statale 106 Jonica, il blocco è ormai in stato permanente. Da una parte il vento e il freddo patiti da chi da due settimane presidia le strade del Sud, dall’altra la rabbia viscerale di un intero comparto giunto al punto di non ritorno. Agricoltori, pescatori e autotrasportatori si sono uniti per gridare che la Piana di Sibari sta soffocando. Non si tratta di una semplice vertenza di settore, ma della difesa del motore economico portante dell’intero comprensorio: se si fermano i trattori e si bloccano i pescherecci, il crollo travolgerà a cascata l’indotto, i piccoli commerci e la tenuta sociale delle comunità.
A sintetizzare lo sconforto delle campagne è Mario Oliveto, presidente del comitato Guardiani del Crati, che richiama l’attenzione sulle difficoltà quotidiane delle famiglie e delle imprese: «La guerra la stanno facendo a noi. Chiediamo risposte immediate al Governo e accordi internazionali per il petrolio a prezzi calmierati, perché a queste condizioni non possiamo più lavorare». A pesare è anche la concorrenza sleale dei mercati esteri e gli effetti degli accordi come il Mercosur, la cui evidenza si consuma a poca distanza dal presidio: «Mentre noi siamo qui e non riusciamo a seminare per la prossima stagione, al porto di Corigliano una nave sta scaricando nove tir di grano d’importazione trattato con pesticidi. Sulla rotonda rimarremo finché non vedremo fatti concreti: nei campi, ormai, ci resta solo da dar da mangiare agli animali».
Al fianco dei lavoratori si è schierato apertamente il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, insieme a diversi primi cittadini della fascia jonica. Per la fascia tricolore, la mobilitazione incarna la voce di una comunità stremata dal carovita: «Agricoltura e pesca sono i motori trainanti del nostro territorio. Chi oggi protesta sta dando voce ai cittadini soffocati da bollette e rincari. Non servono i dieci centesimi di sconto una tantum né le manovre spot: servono interventi strutturali e scelte coraggiose, capaci di dirottare le risorse pubbliche da opere controverse come il Ponte sullo Stretto o il riarmo verso il sostegno reale all’apparato produttivo».
La drammaticità del momento trova conferma nelle parole di chi il mare lo vive da una vita intera. Leonardo Gentile, settantun anni, testimonia il declino della marineria locale sotto i colpi del caro-gasolio e dei vincoli burocratici comunitari: «I costi del carburante sono triplicati e assorbono l’ottanta per cento dei ricavi. Abbiamo barche da centinaia di migliaia di euro bloccate in banchina perché uscire in mare significa lavorare in perdita. L’Europa ci impone regole assurde e burocrazia digitale mentre l’ottanta per cento del pesce arriva dall’estero senza i nostri stessi vincoli. Un tempo questo mestiere garantiva da mangiare a intere famiglie e pesce a buon prezzo per tutti. Oggi i giovani scappano, la pesca artigianale sta esaurendo le sue forze e noi non abbiamo neppure i soldi per pagare un marinaio».
Tra il silenzio dei palazzi romani e l’insufficienza delle risposte finora giunte dalla Regione, la rotonda di Santa Lucia si conferma così il simbolo di un Mezzogiorno che non intende arrendersi, deciso a presidiare l’asfalto per difendere il diritto al lavoro e il futuro della propria terra.



























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