CORIGLIANO ROSSANO- Turni estenuanti, trasferimenti punitivi a decine di chilometri di distanza, svuotamento delle mansioni e un clima di profonda esasperazione psicologica. È un grido d’allarme durissimo quello che si leva dai lavoratori impiegati nell’appalto per la vigilanza armata negli ospedali dell’Asp di Cosenza, in particolare negli stabilimenti dello Spoke di Corigliano-Rossano. Una vertenza nata nel maggio del 2025, in occasione del cambio di gestione tra la storica società uscente Cosmopol e le subentranti Coral Securitas e Di Luzzi, e trasformatasi nel tempo in un autentico calvario per decine di guardie giurate che da oltre vent’anni presidiano i presidi sanitari del territorio.
Secondo quanto denunciato direttamente dai lavoratori, la clausola sociale — strumento giuridico nato per tutelare l’occupazione, la sede operativa e il patrimonio di professionalità maturato sul campo — sarebbe stata nei fatti aggirata. Gli addetti accusano i vertici aziendali di aver siglato intese “sotto banco” con le rappresentanze sindacali, all’insaputa della platea dei dipendenti. Accordi che avrebbero spalancato la strada a condotte ritorsive e a una gestione arbitraria del personale, definita senza mezzi termini dagli stessi lavoratori come una forma di «sudditanza e nuova schiavitù», finalizzata a spingere i dipendenti storici alle dimissioni volontarie.
A far traboccare il vaso è una gestione della mobilità che pare sfidare persino la logica della funzionalità del servizio sanitario. Guardie giurate con un bagaglio di vent’anni di servizio e una formazione specifica per l’attivazione e la gestione della piazzola dell’elisoccorso — come nel caso del presidio “Giannettasio” di Rossano, potenziato a maggio 2025 — sono state improvvisamente trasferite presso la struttura di Trebisacce. Al loro posto, la società avrebbe impiegato nuovo personale assunto tra giugno e luglio, sprovvisto dei corsi di formazione necessari per le emergenze aeronautiche.
Le conseguenze di questo cortocircuito organizzativo non si sono fatte attendere, con ricadute dirette sull’operatività dei soccorsi. Nel corso del mese di agosto, durante un intervento urgente del 118 che richiedeva l’atterraggio dell’elisoccorso, le nuove guardie giurate in servizio al “Giannettasio” non sono state in grado di attivare le procedure di sicurezza per mancanza di addestramento specifico. Per consentire l’atterraggio del velivolo e la presa in carico del paziente, è stato necessario rintracciare d’urgenza e far rientrare in servizio colleghi storici che in quel momento non si trovavano nemmeno in sede.
Il clima interno viene descritto come incandescente: non si contano le minacce di trasferimenti coatti nei confronti di chi prova ad alzare la testa, con casi di colleghi colti da malore in servizio e sopraffatti dal lavoro a causa delle pressioni subite. In passato si sono tenuti diversi tavoli di confronto istituzionali con l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza ma, nonostante le buone intenzioni espresse alle trattative, tutto è finito nel limbo. La vertenza vive oggi una totale fase di stallo, lasciando la situazione congelata in un binario morto.
Un vuoto d’azione che ha spinto i lavoratori a sfiduciare le sigle sindacali a partire dal dicembre scorso. Nonostante la profonda amarezza e la sensazione di essere stati abbandonati dalle istituzioni, gli operatori continuano a garantire la copertura dei turni senza ricorrere allo sciopero, mossi dal senso di responsabilità verso la salute pubblica e dalle stringenti esigenze di bilancio familiare. Una tregua forzata che non potrà durare ancora a lungo, in attesa che l’Asp e gli organi di vigilanza facciano finalmente luce su un appalto costellato di ombre.

























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