Salma lasciata nella cella frigorifera guasta: il Tribunale condanna l’Asp di Cosenza al risarcimento

Immagine non reale- Creata con AI

CORIGLIANO ROSSANO- Una condotta omissiva che ha violato i più elementari doveri di custodia e il diritto costituzionalmente garantito dei congiunti al rispetto del corpo della persona scomparsa. Con questa motivazione il giudice monocratico del Tribunale di Castrovillari, Eduardo Bucciarelli, ha condannato l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza a risarcire con 40mila euro i familiari di una donna, la cui salma subì un grave e precoce processo di decomposizione mentre si trovava custodita nella morgue dell’ospedale “Nicola Giannettasio” di Rossano.

La drammatica vicenda affonda le radici nel settembre del 2016. A seguito del rinvenimento del corpo senza vita della donna all’interno della propria abitazione, la Procura della Repubblica aveva disposto il trasferimento del cadavere presso la struttura ospedaliera rossanese, in attesa che venisse eseguito l’esame autoptico utile a chiarire le cause del decesso.

Lo scenario shock all’avvio dell’autopsia

Il deficit organizzativo è emerso in tutta la sua gravità quarantotto ore dopo il ricovero della salma. Al momento di avviare l’accertamento medico-legale, il consulente tecnico nominato dai magistrati si è trovato davanti a uno scenario drammatico: il corpo mostrava segni di decomposizione talmente avanzati da risultare del tutto incompatibili con il ridotto lasso di tempo trascorso dalla morte.

I successivi riscontri tecnici, confluiti nella relazione peritale, hanno accertato che all’interno della cella frigorifera si era sviluppata una temperatura anomala, compresa tra i 35 e i 40 gradi, che ha accelerato i processi necrofili favorendo la proliferazione di gas e insetti. Una modalità di conservazione definita dal consulente come «del tutto anomala e grave».

Conclamata la responsabilità dell’azienda sanitaria

L’istruttoria dibattimentale ha consentito di appurare come i vertici e il personale dell’Azienda sanitaria fossero a conoscenza del malfunzionamento dell’impianto di refrigerazione già dal 18 settembre 2016. Nonostante l’allarme, l’Ente non dispose il tempestivo trasferimento del corpo in un’altra cella funzionante né si attivò per individuare soluzioni logistiche alternative. Per il Tribunale di Castrovillari tale comportamento configura una responsabilità esclusiva in capo all’Asp, avendo l’omissione provocato una profonda lesione della sensibilità e del sentimento di pietà verso i defunti patita dai parenti.

Il pronunciamento del giudice Bucciarelli ha contestualmente escluso ogni profilo di responsabilità a carico della Althea Italia Spa, l’azienda privata che aveva in appalto la manutenzione della morgue, i cui tecnici – come documentato dalle schede di servizio – intervennero tempestivamente e nel pieno rispetto dei vincoli contrattuali.

Nessuna manleva è stata concessa all’Asp nemmeno nei confronti della propria compagnia assicurativa, la AmTrust, poiché l’entità del danno liquidato (40mila euro più interessi di legge e spese di lite) rientra interamente nella quota di franchigia posta a carico dell’assicurato.

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