CORIGLIANO ROSSANO- Tutti i reparti di Corigliano sarebbero destinati al nuovo Ospedale entro luglio. Spuntano i dettagli sugli sprechi: 2 milioni per spostare Ginecologia e il paradosso di Oncologia. Nel mirino la direttrice Bernardi e il bluff delle rassicurazioni pubbliche. L’azienda sanitaria invitata a smentire.
La polemica sulla riorganizzazione dello Spoke di Corigliano-Rossano, che da mesi infiamma il dibattito politico e sociale della Sibaritide, si arricchisce di dettagli inquietanti che svelerebbero una strategia di dismissione partita da lontano. Un disegno in cui la trasparenza, che dovrebbe essere il faro di un organo pubblico e istituzionale, sembra aver ceduto il passo a un cinico “gioco delle carte”. Un gioco in cui alla comunità di Corigliano viene mostrato solo ciò che fa comodo, mentre la partita vera viene condotta nell’ombra da chi muove le carte nei palazzi del potere sanitario.
Ad inizio aprile si è consumato il trasferimento dei reparti di Ginecologia e Pediatria dal presidio “Guido Compagna” di Corigliano verso il “Giannettasio” di Rossano. Un’operazione costata alle casse pubbliche la cifra non indifferente di quasi due milioni di euro e giustificata ufficialmente con l’applicazione del Decreto Scura del 2015. Quel piano originario prevedeva la separazione netta tra l’area chirurgica a Rossano e l’area medica a Corigliano (Medicina Generale, Cardiologia, Dialisi e Nefrologia, Neurologia, Psichiatria, Oncologia, Gastroenterologia).
Tuttavia, i fatti dicono che l’ASP non avrebbe mai avuto la reale intenzione di mantenere aperto il “Compagna”. I comitati e i territori si sono mobilitati per mesi per difendere una struttura che, sulle carte interne dell’azienda, era di fatto già stata smantellata un anno fa.
Il “Piano Ombra” del marzo 2025 e il blocco di aprile
Secondo indiscrezioni insistenti, esisterebbe un piano aziendale stilato dall’ASP già nel marzo del 2025. In questo documento, i vertici sanitari avrebbero decretato la fine del “Guido Compagna”, pianificando il trasferimento definitivo di tutti i suoi reparti direttamente verso il nuovo Ospedale Unico della Sibaritide entro luglio di questo 2026 (sempre che la nuova struttura, ironia della sorte, sia effettivamente in grado di accoglierli).
Questo retroscena spiegherebbe anche il mistero dei trasferimenti mai avvenuti nell’ultimo periodo. Con un comunicato stampa ufficiale di fine marzo scorso, l’ASP rassicurava solennemente la cittadinanza che l’intera Area Medica sarebbe stata allocata a Corigliano entro la fine di aprile. Oggi, quasi a fine giugno, di quei trasferimenti non vi è traccia. Il motivo ora appare chiaro: perché spostare uomini e attrezzature al “Compagna” se quel presidio, nei piani segreti della vigilia, deve essere smantellato a luglio con la conseguente dismissione anche del Pronto Soccorso?
I reparti che secondo il piano di marzo 2025 sarebbero pronti al trasloco definitivo verso l’Ospedale della Sibaritide sono proprio quelli dell’Area Medica: Psichiatria, Neurologia, Medicina Generale, Dialisi e Nefrologia (che in teoria doveva andare a Corigliano) e Oncologia. Quest’ultimo reparto rappresenta l’ennesimo paradosso di una gestione schizofrenica: di recente era stato spostato da Rossano a Corigliano, spendendo ovviamente soldi pubblici per l’adeguamento, solo per essere inserito, pochi mesi dopo, nella lista dei reparti da trasferire nuovamente nel nuovo polo ospedaliero.
Radiologia a mezzo servizio, Laboratorio “postino” e il ruolo di Maria Bernardi
A confermare lo stato di progressivo e calcolato abbandono del “Guido Compagna” ci sono i dati sui servizi diagnostici essenziali. La Radiologia viaggia ormai a scartamento ridotto, funzionando soltanto per metà giornata. Il Laboratorio Analisi, invece, è stato ridotto a un costoso ufficio postale: la struttura di Corigliano serve unicamente a effettuare i prelievi, i quali vengono poi fisicamente trasportati a Rossano per essere processati, per poi fare ritorno a Corigliano sotto forma di referti. Uno spreco logistico ed economico colossale che si somma ai milioni già spesi per i vari traslochi.
In questo scenario si innesta il ruolo politico-gestionale della direttrice dello Spoke, Maria Bernardi. La memoria corre alla vigilia dei trasferimenti di Ginecologia e Pediatria, quando la direttrice mise in scena le proprie dimissioni, salvo poi ritirarle magicamente non appena il “Giannettasio” di Rossano riuscì a introitare i due reparti. Secondo alcune voci di corridoio ben informate, la stessa dottoressa Bernardi avrebbe di recente rassicurato i primari di Cardiologia e di altri reparti di Area Medica rimasti a Rossano, invitandoli a “stare tranquilli” perché al “Compagna” di Corigliano non sarebbero mai andati. Una promessa che smentisce nei fatti le note ufficiali dell’ASP e che conferma la presenza di un binario parallelo e nascosto.
L’anacronismo del Decreto Scura e l’invito alla smentita
Il continuo richiamo al Decreto Scura del 2015 per giustificare le scelte attuali appare ormai anacronistico e pretestuoso. Undici anni fa, il nuovo Ospedale della Sibaritide esisteva solo nei pensieri della politica regionale; applicare oggi quella logica serve solo a svuotare progressivamente il “Compagna” per vie traverse, offrendo alla comunità rassicurazioni che durano lo spazio di un mattino.
Trattandosi di una ricostruzione basata su una supposta riunione e su accordi interni di cui la cittadinanza attende ancora di visionare i testi ufficiali, la linea del rigore giornalistico impone l’uso del condizionale. Proprio per questo, rivolgiamo un invito formale e pubblico ai vertici dell’ASP e alla direzione dello Spoke: venite a smentire questa ricostruzione.
Se il piano del marzo 2025 non esiste, se il Pronto Soccorso non chiuderà e se non è mai esistito un doppio gioco sulla pelle dei malati e dei cittadini di Corigliano, l’ASP lo dimostri carte alla mano. In caso contrario, il silenzio confermerà che il gioco delle carte è purtroppo tragicamente vero.
























