CORIGLIANO ROSSANO- Un consistente quantitativo di sostanza stupefacente e telefoni cellulari di ultima generazione pronti all’uso, occultati nei posti più impensabili per sfuggire ai controlli. Nella serata di martedì, gli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Rossano hanno messo a segno un importante colpo a tutela della legalità interna alla struttura, rinvenendo e sequestrando circa 290 grammi di hashish e due smartphone iPhone. L’ingente carico era stato accuratamente nascosto all’interno degli scarichi dei bagni del reparto Alta Sicurezza, una sezione che ospita detenuti dal profilo criminale particolarmente elevato.
L’operazione ha raccolto il plauso dei vertici del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria). Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto, e Francesco Ciccone, segretario nazionale, hanno espresso le proprie congratulazioni al personale di Rossano per il brillante lavoro svolto a difesa della sicurezza collettiva, sottolineando come tali risultati vengano raggiunti nonostante una cronica carenza di organico e di risorse materiali.
Il ritrovamento di martedì, tuttavia, non rappresenta affatto un episodio isolato. Si tratta, al contrario, dell’ennesimo tassello di una serie di eventi sistematici che da anni ormai si susseguono con allarmante regolarità all’interno degli istituti di pena italiani e calabresi. L’introduzione di droga e dispositivi di comunicazione è diventata una vera e propria emergenza strutturale, un business illecito continuo che i sindacati denunciano da tempo.
Proprio alla luce di questa continuità nei traffici illegali, i rappresentanti del Sappe hanno rinnovato con forza la richiesta all’amministrazione penitenziaria di schermare al più presto i penitenziari, impedendo così l’uso dei telefoni cellulari che, specialmente nei reparti di Alta Sicurezza, rischiano di diventare uno strumento per continuare a gestire attività criminose all’esterno. Sul fronte della droga, il sindacato ha evidenziato la necessità di avviare i detenuti tossicodipendenti verso programmi di recupero esterni, qualora rientrino nei parametri di legge. Infine, dal Sappe arriva l’auspicio di una profonda riforma organizzativa che divida chiaramente gli istituti regionali in massima sicurezza, media sicurezza e custodia attenuata, differenziando i livelli di sorveglianza interna e modulandoli in base all’effettiva pericolosità della popolazione detenuta.
























