CORIGLIANO-ROSSANO – Se i vagiti dei primi nati al “Giannettasio” certificano il successo tecnico del trasloco della Ginecologia, il silenzio dei corridoi del “Guido Compagna” ne decreta il fallimento politico. Il 4 aprile non è stato il giorno di uno scambio asimmetrico che ha squarciato lo Spoke cittadino. Mentre l’ASP festeggia l’operatività del nuovo reparto a Rossano, Corigliano resta un guscio vuoto, vittima di una strategia che ha preteso tutto subito da una parte, concedendo solo promesse dall’altra.Il letargo delle istituzioni: cosa non è stato fatto
Davanti allo smantellamento del presidio coriglianese, il Sindaco e il Consiglio Comunale non sono stati spettatori impotenti, ma detentori di poteri legali rimasti incredibilmente inutilizzati. La “concentrazione” dei servizi a Rossano non era un destino ineluttabile, era un atto che la legge permetteva di contrastare.
- Le Ordinanze tradite (Art. 32 Legge 833/78): In qualità di Autorità Sanitaria Locale, il Sindaco avrebbe potuto emanare ordinanze contingibili e urgenti per bloccare i trasferimenti. Il presupposto del “pericolo per la salute” era oggettivo: smantellare un polo chirurgico senza attivare contestualmente quello medico crea un vuoto assistenziale che mette a rischio chi vive lontano dal Giannettasio. Il silenzio di Palazzo Bianchi ha trasformato una scelta politica in una strada spianata.
- Il Ricorso al TAR mai presentato: Il Comune avrebbe potuto impugnare i provvedimenti dell’ASP, chiedendo una sospensiva d’urgenza per “grave pregiudizio” alla continuità assistenziale. Un’azione legale avrebbe congelato lo status quo, impedendo che i camion partissero prima che l’Oncologia fosse realmente operativa a Corigliano.
- L’assenza di atti di indirizzo: Non è stata prodotta una sola delibera di giunta o di consiglio che mettesse in mora l’ASP. La maggioranza ha preferito la “diplomazia del silenzio” per non rompere i delicati equilibri con i vertici regionali e di partito, ma il conto di questa diplomazia lo stanno pagando oggi i cittadini di Corigliano.
Lo “scambio” asimmetrico: il vero danno
Il pregiudizio alla continuità assistenziale non si misura solo con l’apertura di un reparto, ma con la tenuta dell’intero sistema sanitario. L’Atto Aziendale parlava chiaro: Corigliano doveva diventare il polo dell’area medica, contestualmente allo spostamento dell’area chirurgica a Rossano. Invece, oggi resta tutto bloccato al Giannettasio “in attesa”, lasciando il presidio coriglianese orfano dei suoi servizi vitali.
Permettere questo sbilanciamento senza pretendere la contestualità è stato il peccato originale.. Un danno assistenziale, per l’area di Corigliano, concreto che la politica locale ha accettato senza colpo ferire.
Sovraffollamento e fragilità del sistema
Concentrare ogni servizio critico in un unico punto, per un bacino di 80.000 abitanti più l’hinterland, non è efficienza: è un rischio oggettivo. Un sistema basato su un solo polo è intrinsecamente più fragile di uno binario, esposto al pericolo di sovraffollamento e malasanità. Le ordinanze contingibili e urgenti, prerogative del Sindaco quale Autorità Sanitaria, servono proprio a questo: prevenire che la saturazione di un unico presidio metta a rischio la sicurezza dei pazienti. Non averle usate significa aver avallato un sistema sanitario più debole, meno capillare e potenzialmente più pericoloso per i cittadini che vivono distanti dal “fortino” rossanese.
Il “Silenzio Assenso” e le lacrime di coccodrillo
Se l’ASP ha vinto la sua partita tecnica, la politica locale ha perso quella di garante del territorio. Le note stampa dei consiglieri di maggioranza che oggi promettono “vigilanza” arrivano tristemente a babbo morto. Il momento della lotta era ieri, prima del primo parto a Rossano, prima che i camion svuotassero il “Compagna”.
Queste sono lacrime di coccodrillo versate da chi avrebbe dovuto subordinare il trasferimento della Ginecologia alla firma di un protocollo vincolante: “Nessun trasloco finché l’ area medica non apre a Corigliano”. Non aver alzato barricate, non aver impugnato gli atti al TAR e aver rinunciato ai poteri d’ordinanza ha creato un precedente devastante: l’idea che a Corigliano si possa togliere tutto in un attimo, mentre per ricevere bisogna attendere le calende greche. La “continuità assistenziale” sbandierata in queste ore è solo un alibi per coprire uno scippo che la politica di Palazzo Bianchi non ha voluto, o non ha saputo, fermare.
Il paradosso della Città Unica: una periferia sanitaria
Corigliano-Rossano non è un paesino, è una metropoli ionica. Gestire la sanità “concentrando” tutto in un solo presidio contrasta con l’idea stessa di Città Policentrica. Il Sindaco, come garante della coesione sociale, aveva il dovere di denunciare che la rottura dell’equilibrio tra i due presidi crea una discriminazione nell’accesso alle cure.
Non aver difeso la bi-polarità dello Spoke significa aver accettato, per calcolo o per timidezza politica, che Corigliano diventi una “periferia sanitaria” della stessa città di cui è parte integrante.La leadership della terza città della Calabria è rimasta inespressa, permettendo che la riorganizzazione diventasse un monologo dell’ASP anziché un dialogo con il territorio. Il “Grande Inganno” della sanità integrata si scontra oggi con un dato impietoso: Corigliano ha pagato il prezzo della fusione senza riceverne i benefici. Se la politica cittadina continuerà a reagire solo a cose fatte, limitandosi a domandare quando aprirà l’ospedale della Sibaritide, il rischio è che per quella data del “Guido Compagna” non resti nemmeno l’insegna.

























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