CORIGLIANO ROSSANO-Curarsi nella Sibaritide non è solo una questione di liste d’attesa infinite o di reparti sguarniti. Da oggi scopriamo che è anche un atto di pura fede. Già, perché per sapere se i muri degli ospedali “Nicola Giannettasio” di Rossano e “Guido Compagna” di Corigliano siano sicuri, agibili o a norma, bisogna sperare nel miracolo. Il fatto è semplice, lineare, e inizialmente imbarazzante per chi gestisce la cosa pubblica. Lo scorso 26 aprile abbiamo inviato una formale e dettagliata istanza di Accesso Civico Generalizzato (FOIA) all’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza e al Comune di Corigliano-Rossano.
Una richiesta mossa dal dovere di cronaca e dalla funzione di controllo che il giornalismo deve esercitare. Abbiamo chiesto cose elementari: i certificati di agibilità, le relazioni sulla vulnerabilità sismica, i Certificati di Prevenzione Incendi (CPI), i monitoraggi sulla Legionella e sul rischio Radon. Non solo: abbiamo espressamente chiesto di verificare se i due plessi siano in possesso della regolare autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria e del relativo accreditamento istituzionale, ovvero i requisiti minimi e indispensabili per poter erogare prestazioni mediche in sicurezza. Insomma, la “carta d’identità” della sicurezza e della legittimità dei due plessi. La legge concede trenta giorni di tempo per rispondere. Quel mese era ampiamente scaduto nel silenzio più totale. Un muro di gomma che ci ha costretti a non fare un passo indietro e a presentare una formale istanza di riesame.
Un’azione che ha finalmente prodotto la prima attesa crepa nel muro del silenzio: a differenza dell’ASP di Cosenza, che prosegue nel suo mutismo, il Comune di Corigliano-Rossano ha infatti mostrato un’importante apertura, accogliendo l’istanza e avviando le procedure per l’accesso agli atti. Un passo in avanti necessario, anche perché il silenzio dell’ASP diventa ancora più inaccettabile se si osserva la gestione caotica delle due strutture. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a una girandola di trasferimenti che farebbe invidia a una partita a scacchi: interi reparti e servizi sanitari sono stati letteralmente deportati dal plesso “Compagna” di Corigliano al “Giannettasio” di Rossano. Una movimentazione unilaterale e asimmetrica, dato che sull’asse opposto – dal Giannettasio verso Corigliano – non si è mosso assolutamente nulla, se si esclude il reparto di Oncologia. Perché questo Risiko della salute? Qual è la logica aziendale dietro questo sbilanciamento? L’ASP di Cosenza resta muta. Muta nel giustificare le scelte logistiche, così come muta resta nel produrre i documenti di sua competenza. Capire se queste strutture – e in particolare il “Giannettasio”, ormai gravato dal carico principale dei servizi – abbiano tutte le dovute autorizzazioni strutturali, l’agibilità, la sicurezza sismica e i titoli sanitari per svolgere l’attività ospedaliera non è più un dibattito teorico.
Diventa un’urgenza drammatica ora che la pressione dell’utenza sul plesso rossanese è diventata imponente. Una pressione che nelle prossime settimane, con l’arrivo della stagione estiva, è destinata almeno a raddoppiare a causa del massiccio afflusso di turisti sul litorale della Sibaritide. Siamo pronti a reggere questo urto? Ma soprattutto: l’immobile che ospita questa enorme mole di persone è sicuro e pienamente autorizzato a farlo? Il sospetto è che ci si trovi davanti al classico “peccato originale” della sanità meridionale ed edilizia: strutture nate decenni fa, stratificate nel tempo attraverso ampliamenti e modifiche d’urgenza, che oggi faticano a trovare una quadratura documentale conforme ai moderni standard di legge.
Ma la vetustà degli immobili non può diventare un’esimente, soprattutto quando si parla di “opere strategiche” che, per normativa, dovrebbero non solo resistere a un evento sismico, ma rimanere immediatamente operative per prestare soccorso. L’apertura del Comune è un primo segnale di trasparenza, ma la chiarezza sui due ospedali deve essere totale e immediata.


























