CORIGLIANO-ROSSANO – I Carabinieri e l’Ispettorato del Lavoro setacciano le campagne cosentine: metà delle attività controllate è stata sospesa. Gravi carenze anche sulla sicurezza: mancavano persino le visite mediche. La stagione della raccolta degli agrumi nella Sibaritide porta con sé, ancora una volta, l’ombra pesante dello sfruttamento. I numeri dell’ultimo blitz sono impietosi: un lavoratore su quattro è risultato completamente in nero e la metà delle aziende ispezionate è stata costretta a chiudere i battenti per le troppe irregolarità.
L’operazione, condotta dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Cosenza insieme ai Carabinieri del NIL e ai mediatori dell’OIM, rientra nel progetto “A.L.T. Caporalato” e mira a colpire le sacche di illegalità nel cuore produttivo della provincia.
I numeri dell’operazione
I controlli si sono concentrati su otto aziende agricole. Su 86 braccianti identificati mentre lavoravano alla raccolta di frutta e ortaggi, ben 23 erano “fantasmi”: cittadini extracomunitari, privi di permesso di soggiorno e senza alcun contratto. Persone invisibili per lo Stato, ma utilizzate come manodopera a basso costo nei campi.
Scatta la sospensione: stangata sui titolari
La risposta delle autorità non si è fatta attendere. Per quattro aziende (il 50% di quelle controllate) è scattata la sospensione immediata dell’attività imprenditoriale. Una misura drastica adottata quando la percentuale di lavoro nero supera la soglia critica. Il conto economico per i titolari è pesantissimo. Tra maxi-sanzioni per il lavoro nero (3.900 euro per ogni irregolare) e le somme per revocare la sospensione, le multe amministrative toccano quota 89.700 euro.
Sicurezza azzerata: “Mancavano le basi”
Oltre al danno economico e contrattuale, gli ispettori hanno rilevato una situazione allarmante sul fronte della salute. Nei campi mancava tutto:
Nessuna sorveglianza sanitaria;
Assenza di formazione sui rischi;
Mancata consegna dei dispositivi di protezione;
Assenza del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi).
Queste “dimenticanze” sulla pelle dei lavoratori hanno portato a ulteriori ammende per 40.000 euro. In totale, il blitz è costato alle aziende irregolari circa 130.000 euro in sanzioni. L’operazione conferma la linea della “tolleranza zero” verso chi fa profitto ignorando le regole minime di civiltà e sicurezza.
























