CORIGLIANO-ROSSANO – Il comparto agrumicolo di Corigliano-ROSSANO e della Piana di Sibari affronta una congiuntura economica critica, schiacciato tra un’escalation incontrollata dei costi operativi e prezzi all’origine non remunerativi. Le transazioni commerciali registrano valori compresi tra i 25 e i 30 centesimi al chilo, una soglia ampiamente insufficiente a sostenere i costi di produzione e a garantire la continuità gestionale delle aziende agricole.
A determinare la insostenibilità del modello operativo è l’aumento strutturale dei fattori produttivi. Negli ultimi anni il prezzo del gasolio agricolo ha registrato un incremento considerevole, passando da circa 70 centesimi a fasce comprese tra 1 euro e 40 e 1 euro e 60 al litro, aggravando i costi legati alla movimentazione, all’irrigazione e alle lavorazioni meccaniche. A ciò si aggiunge l’inasprimento dei prezzi dei concimi, dei fitofarmaci e dei materiali di imballaggio, che ha spinto la categoria a una mobilitazione mirata a sollecitare tavoli istituzionali e risposte strutturali sul caro-energia.
Il quadro economico risulta ulteriormente aggravato da un forte squilibrio nella catena di distribuzione del valore. A fronte di compensi minimi riconosciuti alla produzione primaria, le clementine e gli agrumi del territorio raggiungono i canali della grande distribuzione e il consumatore finale a prezzi compresi tra i 3 e i 4 euro al chilo. Tale margine evidenzia dinamiche di mercato penalizzanti, che incidono in modo particolare sui piccoli produttori della Piana di Sibari, privi della forza contrattuale necessaria per tutelare i propri margini economici.
La salvaguardia del settore agrumicolo, pilastro economico e occupazionale del territorio, richiede interventi normativi mirati, controlli rigorosi sulla filiera e misure efficaci di protezione del reddito, affinché la produzione locale possa mantenere la propria competitività e sostenibilità nel medio-lungo termine.

























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