CORIGLIANO ROSSANO- Doveva essere un Ostello della Gioventù, un punto di riferimento per il turismo lento e giovanile. Poi, nel giugno del 2024, era stato individuato come sede ideale per il nascente “Parco del Coriglianeto”, cuore pulsante della valorizzazione naturalistica locale. Oggi, invece, il futuro dell’edificio storico del Pendino cambia nuovamente volto, scatenando la dura reazione del Partito della Rifondazione Comunista. «Un grave errore», tuona senza mezzi termini il segretario Mario Gallina, analizzando l’ultima mossa dell’Amministrazione comunale.
Al centro della polemica c’è la delibera di Giunta che, sfruttando i fondi del PNRR per completare un restauro rimasto incompiuto, muta radicalmente la destinazione d’uso della struttura: da luogo di cultura e turismo a centro di supporto e servizi per i lavoratori agricoli extracomunitari.
«Se da un lato è giusto e corretto utilizzare i fondi PNRR per salvare l’edificio dall’abbandono – premette Gallina – quello che lascia perplessi è la decisione di cambiare in corsa la finalità dell’opera. Una scelta che potrebbe configurare persino profili discutibili a livello amministrativo, visto che si va a intervenire su lavori già realizzati con un altro scopo».
Ma è sul piano politico e sociale che l’affondo del segretario del PRC si fa più duro. Gallina accusa l’Amministrazione di scarsa trasparenza comunicativa: «Colpisce il metodo. Nei documenti ufficiali si leggono giri di parole e termini burocratici per evitare di dire chiaramente che il Pendino diventerà una struttura di accoglienza. Emerge l’imbarazzo, se non il timore, di spiegare ai cittadini la verità».
La critica del PRC, tiene a precisare Gallina, non nasce da posizioni di chiusura verso i migranti, ma dall’esatto opposto: la volontà di una vera integrazione contro la logica della segregazione. «Il dovere di un popolo civile non è solo accogliere, ma integrare nel tessuto vivo della società. Con questa operazione si commette un errore imperdonabile: collocare questi servizi in una struttura decentrata e non collegata al resto del territorio significa determinare, di fatto, un apartheid».
Secondo Gallina, trasformare il Pendino in un centro servizi isolato rischia di creare «un ghetto razziale e sociale», cancellando al contempo quella parte di territorio dalla fruizione della cittadinanza e compromettendo ogni futuro processo di integrazione reale. «Stiamo attenti – conclude il segretario – alle conseguenze che queste scelte avranno nel tempo. Il Pendino rischia di diventare un luogo estraneo alla città».
























