Schiavonea si ferma: il caro-gasolio mette in ginocchio la marineria

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CORIGLIANO-ROSSANO –Protesta al Porto di Corigliano: pescherecci fermi e pescherie vuote. I pescatori: «Prezzi raddoppiati, così non possiamo più lavorare. A rischio il sostentamento di centinaia di famiglie».

Il cuore pulsante dell’economia ittica calabrese ha smesso di battere. Da questa mattina, il Porto di Corigliano è teatro di una protesta silenziosa ma disperata: le imbarcazioni della marineria di Schiavonea, una delle più importanti della regione per numeri e storia, sono rimaste ormeggiate alle banchine. Insieme a loro, in un fronte comune che coinvolge l’intera fascia jonica, i pescatori hanno dichiarato lo stato di agitazione.

Un aumento insostenibile: «Da 75 centesimi a 1,43 euro»

Il motivo della mobilitazione è il costo del gasolio, schizzato a livelli che rendono ogni uscita in mare una perdita economica netta. «Non si può più andare avanti», spiega uno dei pescatori durante la protesta. «Siamo passati repentinamente da 75 centesimi a 1,43 euro al litro. Siamo costretti a stare fermi perché non ce la facciamo più a sostenere queste spese».

Il blocco delle attività ha ripercussioni immediate su tutta la filiera: «Per adesso non troveremo pesce nelle pescherie della zona», confermano gli operatori, sottolineando come la protesta continuerà a oltranza fino a quando non arriveranno risposte concrete.

Una crisi sociale e imprenditoriale

Quella di Schiavonea non è solo una crisi di settore, ma una vera emergenza sociale. Fermare i motori significa azzerare il reddito per centinaia di famiglie che da generazioni traggono sostentamento dal mare. La marineria jonica, pilastro dell’identità locale, vede oggi minacciata la propria sopravvivenza imprenditoriale.

L’appello alle Istituzioni: «Servono misure urgenti»

I pescatori hanno già fatto pervenire le proprie richieste alla Regione, ma l’attesa di risposte sta alimentando l’esasperazione. «Stiamo aspettando, ma fino a quando non avremo certezze rimarremo fermi in porto», ribadiscono con fermezza.

L’appello è rivolto a chi di competenza: è necessario un intervento immediato con misure idonee a calmierare i costi del carburante o a fornire sussidi diretti al comparto. Senza un aiuto concreto, il rischio è che una delle tradizioni più nobili e produttive della Calabria ionica possa scomparire definitivamente sotto il peso di una congiuntura economica diventata insostenibile.

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