TREBISACCE- L’Alto Jonio torna a denunciare uno dei paradossi più amari che il territorio vive puntualmente ad ogni festività: i giovani emigrati per studio e lavoro vengono colpiti da un “caro trasporti” che, secondo Rifondazione Comunista Alto Jonio, si traduce in una vera e propria «punizione doppia» per chi è già costretto a lasciare la Calabria in cerca di opportunità.
La critica parte da un’immagine simbolica: mentre nelle case dell’Alto Jonio il presepe si compone come da tradizione, con pastori, pecorelle, angeli e persino i Re Magi «Netanyahu permettendo», molti giovani calabresi vivono la consueta corsa al biglietto per tornare a casa. Una corsa che ormai, denuncia il partito, è diventata «una terribile tradizione» fatta di rincari improvvisi e listini stravolti.
Secondo Rifondazione, infatti, aerei, treni e autobus applicano aumenti che nei giorni rossi possono arrivare «a due o tre volte il prezzo normale», trasformando un viaggio familiare in un salasso economico. Una «vergogna assoluta e scandalosa», scrivono, che colpisce una generazione già fragile, costretta alla migrazione forzata e poi nuovamente penalizzata nel tentativo di rientrare nella propria terra almeno per le feste.
Il fenomeno, sostengono, non si limita al periodo natalizio, ma incide anche sulla partecipazione democratica: «Se in Calabria non si vota è anche perché nessuno considera la spesa che grava sulle spalle di chi vorrebbe esercitare il proprio diritto di voto». Viaggiare per adempiere al dovere civico diventa infatti, per molti giovani, economicamente proibitivo.
Particolarmente duro il passaggio dedicato al sistema di trasporto pubblico calabrese, definito «mortificato» e «violentato» da politiche che privilegiano gli interessi privati: aziende di trasporto su gomma che – denuncia Rifondazione – «intascano soldi pubblici e nulla restituiscono in termini di servizio», mentre la ferrovia continua a subire tagli e ridimensionamenti strategici.
A inquietare il partito è anche lo scenario demografico: tra il 2011 e il 2024 la Calabria ha perso 81mila giovani, secondo i dati del CNEL. «Un esodo biblico drammatico», scrive Rifondazione, «di cui non interessa nulla agli affaristi criminali di Roma e a quelli nostrani. E neppure a certa politica che ha altre cose a cui pensare».
Il comunicato si chiude con un attacco diretto ai responsabili del “caro ritorni”, definiti colpevoli di «un crimine contro il futuro» del territorio:
«Chi è responsabile di quest’ennesimo crimine si vergogni. E chieda due volte perdono quando andrà a battersi il petto nelle proprie parrocchie».
Una denuncia amara che riflette un malessere diffuso e che, alla vigilia delle festività, riporta al centro il tema dell’eguaglianza territoriale, dei diritti dei giovani calabresi e della necessità di interventi concreti contro il caro trasporti.


























