COSENZA- Appello urgente dell’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà per un intervento coordinato urgente.
Una richiesta d’aiuto che squarcia il silenzio della notte, un monito che richiama le istituzioni e il mondo del volontariato alle proprie responsabilità. Antonio Belmonte, portavoce dell’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà, ha lanciato nelle scorse ore un appello accorato e urgente. Al centro della segnalazione, la presenza di una persona che dorme all’addiaccio in condizioni di estrema precarietà, proprio davanti al portone della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto, nel pieno centro cittadino di Cosenza.
Non si tratta solo di un caso di cronaca legato all’emarginazione, ma di una vera e propria chiamata alle armi per la rete della solidarietà bruzia. La situazione descritta è critica: un essere umano esposto alle intemperie e alla degradazione della dignità, in un luogo che, per paradosso, dovrebbe simboleggiare l’accoglienza e il ristoro spirituale.
Una rete di solidarietà pronta a scendere in campo
L’appello di Belmonte non è caduto nel vuoto, ma è stato indirizzato specificamente a quella che lui definisce la “collaudata rete di solidarietà” del territorio. L’Osservatorio ha chiesto un’azione congiunta e immediata a tutte le principali realtà del Terzo Settore che operano nella provincia. Tra queste figurano:
- Caritas Diocesana di Cosenza e Fondazione Casa San Francesco;
- La Cooperativa Strade di Casa e le OdV Casa Nostra e Stella Cometa;
- Il CISOM (Corpo Italiano di Soccorso Ordine di Malta) e l’Associazione Comunità Regina Pacis;
- Il Comitato di Cosenza della Croce Rossa Italiana.
Il coordinamento tra questi attori è ritenuto fondamentale non solo per fornire una coperta o un pasto caldo, ma per attivare le Unità di Strada Notturne e i protocolli di accoglienza che permettano di strappare la persona alla strada e inserirla in un percorso di protezione e assistenza sanitaria.
Il “Banco di Prova” per il Protocollo tra Cosenza e Rende
Questo caso rappresenta, nei fatti, il primo vero test operativo per il Protocollo d’intesa siglato solo pochi giorni fa tra gli Ambiti Territoriali Sociali n. 1 (Cosenza) e n. 2 (Rende) e le realtà del Terzo Settore.
Il documento è stato concepito con un obiettivo chiaro: evitare che le situazioni di grave emarginazione rimangano isolate o ricevano risposte frammentate. Il Protocollo mira a una risposta integrata e tempestiva, dove la burocrazia lascia il passo all’efficienza del soccorso umano. Come sottolineato da Belmonte, il tempo della sola osservazione è finito; ora è necessario che le procedure di accompagnamento verso strutture protette diventino realtà quotidiana.
L’approccio “Housing First”: una nuova visione
L’Osservatorio sta monitorando l’evolversi della vicenda con estrema attenzione, puntando i riflettori su una strategia che sta cambiando il volto dell’assistenza: l’Housing First. Non più solo dormitori temporanei, ma l’idea che la casa sia il punto di partenza (e non il traguardo finale) per il reinserimento sociale. In questo contesto, l’appello per la persona segnalata alla Chiesa di Loreto diventa il simbolo di una battaglia più grande contro l’indifferenza.
“Nessuno deve restare invisibile”
“La persona segnalata non può essere lasciata sola” ribadisce con forza Antonio Belmonte. In un periodo storico in cui le “nuove povertà” — figlie della crisi economica, della precarietà abitativa e delle fragilità mentali — colpiscono con durezza inaspettata, la risposta della città deve essere corale.
L’Osservatorio Regionale resterà in contatto costante con i volontari sul campo, auspicando che la macchina dei soccorsi si attivi con quella “umanità operativa” necessaria a dare speranza a chi si sente abbandonato. La dignità di una città si misura dalla sua capacità di non distogliere lo sguardo dai propri portoni, specialmente quando questi diventano l’ultimo rifugio per chi non ha più nulla.
























