CORIGLIANO-ROSSANO — Resta saldamente dietro le sbarre della casa circondariale di Castrovillari Pietro Scintu, il 76enne accusato di aver brutalmente assassinato la moglie, la 73enne Carmela Bifano. Il delitto si consumò la mattina dello scorso 18 agosto all’interno di un fondo agricolo di contrada Villaggio Frassa, nell’area urbana di Corigliano.
Mentre si attendono ancora i tempi tecnici — stimati in oltre venti giorni — per il deposito delle motivazioni ufficiali da parte del Tribunale del Riesame di Catanzaro, che nei giorni scorsi ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere respingendo le istanze della difesa, la Procura della Repubblica stringe il cerchio su un quadro investigativo tanto complesso quanto drammatico. I legali del 76enne, gli avvocati Leonardo Graziadio ed Emanuela Capparelli, avevano fatto ricorso per ottenere un’attenuazione della misura restrittiva a fronte delle condizioni di salute dell’anziano, le quali, secondo quanto riferito dalla difesa, si sarebbero progressivamente aggravate in cella. La direzione del penitenziario ha tuttavia ritenuto lo stato di salute compatibile con la detenzione, garantendo al detenuto supporti specifici come una sedia a rotelle e un assistente. Dal deposito delle motivazioni, atteso nei prossimi giorni, si attendono chiarimenti decisivi anche in merito al presunto movente dell’omicidio, che gli inquirenti continuano a inquadrare nell’ambito economico-patrimoniale.
Nel frattempo, dalle prime risultanze e indiscrezioni trapelate in merito all’esame autoptico — la cui relazione definitiva non è stata ancora formalmente depositata in Procura — emergono particolari agghiaccianti sulla dinamica dell’aggressione costata la vita alla donna. Secondo la ricostruzione degli investigatori della Polizia di Stato e del Commissariato cittadino, coordinati dalla Procura di Castrovillari, il carnefice avrebbe prima sopraffatto la vittima con violenti pugni e schiaffi al volto, facendola rovinare al suolo. In un secondo momento, l’aggressore avrebbe afferrato un robusto ramo di fico presente sul luogo del delitto, tentando di strangolarla sedendosi sul corpo della settantatreenne. Fallito questo primo disperato tentativo di soffocamento, l’assassino avrebbe infine preso una pesante pietra, colpendola ripetutamente alla testa per ben otto volte fino a provocarne la morte.
Il cerchio delle indagini, condotte nel massimo riserbo, prosegue su più fronti per accertare eventuali presenze sospette o complicità nel fondo rurale la mattina del delitto, ridimensionando progressivamente la pista iniziale dei soggetti esterni legati al contesto d’origine dell’indagato. Sotto la lente della Polizia Scientifica continuano a rimanere gli abiti sequestrati a Scintu nell’immediatezza dei fatti — l’uomo fu trovato dai soccorritori a torso nudo dopo la chiamata d’emergenza con cui aveva lanciato l’allarme parlando di due persone in fuga —, mentre i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Andrea Salcina, attendono fiduciosi che l’inchiesta faccia piena luce su una pagina di sangue che ha scosso profondamente l’intera comunità della Sibaritide.

























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