REGGIO CALABRIA – Una strategia organica che rimetta al centro lo Stato, le infrastrutture e i servizi essenziali per invertire una tendenza che sta progressivamente svuotando il Mezzogiorno di popolazione e futuro. È la profonda riflessione politica ed economica espressa da Domenico Mazza, esponente del progetto culturale Magna Graecia, che traccia un’analisi lucida sulle storiche criticità del Meridione, con un focus mirato sulla complessa realtà calabrese.
Il ragionamento di Mazza parte da due pilastri fondamentali per la tenuta di qualsiasi sistema sociale: la sanità pubblica e il credito. Negli ultimi vent’anni, secondo l’analisi, il comparto sanitario ha subìto un costante svuotamento di risorse e funzioni, a vantaggio di un sistema privato che ha assorbito fondi senza tuttavia riuscire a garantire una reale capillarità dei servizi. Una crisi che in Calabria appare ancora più evidente, dove la progressiva chiusura e il depotenziamento dei presìdi pubblici periferici, figli di una visione marcatamente centralistica, hanno privato i territori dei diritti costituzionalmente garantiti. Per superare questa agonia atavica, Mazza invita a superare sia i pianti edili sia gli sterili orgogli localistici, chiedendo invece un piano d’azione strutturale.
Tra le proposte concrete per avviare il rilancio, viene indicata come prioritaria la ricostituzione del Ministero per il Sud, soppresso dalle recenti scelte governative. L’organismo dovrebbe essere dotato di poteri straordinari di coordinamento e di una reale autonomia finanziaria, preferibilmente guidato da una figura dotata di una profonda conoscenza diretta della Calabria. La regione viene infatti descritta come l’istmo strategico fondamentale per connettere Campania, Puglia e Sicilia; un nodo geografico e logistico che, se lasciato crollare, rischia di isolare l’intero sistema meridionale.
Il piano di sviluppo economico tracciato da Mazza prevede una precisa concatenazione di strumenti: la piena messa a regime della Zes unica come leva fiscale attrattiva, seguita da un grande programma infrastrutturale organico e non frammentato in opere scollegate. Solo su questa base strutturale può innestarsi un sistema creditizio efficiente, supportato da una Banca del Mezzogiorno fortemente radicata sul territorio e dotata di autonomia decisionale. Infine, viene sottolineata la necessità di incentivare le fusioni dei piccoli comuni, spesso privi della massa critica per erogare servizi efficienti, e di stimolare le aggregazioni d’impresa per superare la fragilità del tessuto produttivo locale, troppo spesso micro-frammentato e sottocapitalizzato rispetto ai parametri europei.
Il ritorno dello Stato e delle sue articolazioni periferiche nelle aree considerate erroneamente rami secchi viene individuato come l’unico vero motore capace di generare fiducia nei privati, attrarre investimenti e arrestare lo spopolamento, permettendo alla Calabria e al Mezzogiorno di competere non per via assistenziale, ma per capacità strutturale.


























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