CORIGLIANO-ROSSANO – Nel dibattito sulla sanità calabrese, tra botta e risposta politici e tecnicismi burocratici, rischia di perdersi il cuore della questione. Per comprendere la reale posta in gioco attorno al Nuovo Ospedale della Sibaritide — un’opera imponente in fase di completamento con un investimento di quasi mezzo miliardo di euro — bisogna prima chiarire un concetto fondamentale che riguarda la vita di tutti i cittadini: la differenza tra un ospedale Spoke e un ospedale Hub.
Per dirla in parole semplici:
- L’Ospedale Spoke è una struttura periferica di supporto. Cura le patologie ordinarie, esegue interventi programmati e gestisce la diagnostica di base. Tuttavia, di fronte a un’emergenza grave o tempo-dipendente (dove la vita si gioca in pochi minuti), lo Spoke non ha l’autonomia per intervenire: stabilizza il paziente e lo trasferisce d’urgenza.
- L’Ospedale Hub è il centro di riferimento principale per le urgenze ad alta complessità. È dotato di equipe specializzate e macchinari attivi 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, in grado di trattare e operare i pazienti sul posto, senza perdite di tempo salvavita.
Il quesito fondamentale che riguarda la fascia ionica è proprio questo: la nuova struttura nasce per rimanere un semplice Spoke o per diventare un Hub a tutti gli effetti?
Il paradosso dell’Emodinamica e della “Rete dell’Infarto”
A riaccendere il confronto sono state le recenti dichiarazioni del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi. Replicando alla nota congiunta dei quattordici Direttori delle Cardiologie calabresi, il primo cittadino ha sottolineato come la Delibera di Giunta Regionale 400/2026 abbia cancellato la previsione dell’Emodinamica negli ospedali Spoke, smentendo le promesse dei decreti del 2024.
L’Emodinamica è il reparto che esegue le angioplastiche in caso di infarto acuto (STEMI). In cardiologia esiste una regola ferrea: “il tempo è muscolo cardiaco”. Le linee guida internazionali stabiliscono che tra la diagnosi e l’intervento non debbono trascorrere più di 90-120 minuti.
Attualmente, per un cittadino della Sibaritide colpito da infarto, la corsa in ambulanza verso l’Hub dell’Ospedale “Annunziata” di Cosenza rischia di superare di gran lunga questo limite a causa della viabilità locale. Senza una sala di Emodinamica H24 autonoma nel nuovo ospedale, l’emergenza infarto continuerà a dipendere interamente da Cosenza.
Cosa cambia davvero tra Spoke e Hub: i reparti salvavita
Se il Nuovo Ospedale venisse classificato e dotato delle risorse di un Hub per l’Arco Jonico, la trasformazione non riguarderebbe soltanto la cardiologia. Garantire la struttura di un Hub significherebbe attivare reparti essenziali che oggi sul territorio mancano o sono fortemente depotenziati:
- Stroke Unit (Ictus Cerebrale): Sebbene prevista in passato nell’Atto Aziendale, la struttura per il trattamento tempestivo dell’ictus non è mai entrata a pieno regime. In un Hub è attiva H24 con neuroradiologi interventisti; in uno Spoke ci si limita al trasferimento del paziente.
- Rianimazione e Terapia Intensiva Polivalente: Un Hub dispone di una dotazione potenziata di posti letto di rianimazione e sub-intensiva per sostenere complicanze acute, grandi interventi e traumi gravi.
- Neurochirurgia e Traumatologia d’Urgenza: In caso di grave incidente sulla Statale 106 con trauma cranico, uno Spoke non può operare al cervello. Un Hub garantisce la presenza della Neurochirurgia H24 per intervenire tempestivamente.
- Chirurgia Vascolare H24: Indispensabile per trattare in emergenza lesioni ai vasi sanguigni, aneurismi o ischemie acute.
- Terapia Intensiva Neonatale (TIN): Necessaria per assistere e salvare i neonati prematuri o con gravi patologie, evitando la separazione dalle famiglie e i trasferimenti d’urgenza.
Il cortocircuito della Medicina Nucleare e dell’Oncologia
La mancanza di una visione d’insieme genera evidenti paradossi all’interno della stessa programmazione sanitaria:
- Medicina Nucleare: Il nuovo ospedale sarà dotato di un reparto di Medicina Nucleare, con tecnologie avanzate (come PET-TC e scintigrafie) per la diagnostica oncologica d’eccellenza. Si tratta di un servizio di terzo livello tipico degli Hub, che tuttavia rischia di trovarsi affiancato all’assenza di servizi di emergenza salvavita come l’Emodinamica.
- Oncologia senza posti letto: A fronte di una diagnostica d’avanguardia, l’Oncologia territoriale rimane attualmente limitata al solo servizio ambulatoriale e di Day Hospital, priva di posti letto di degenza ordinaria. I pazienti oncologici colpiti da complicazioni acute sono così costretti a ricorrere al Pronto Soccorso o a trasferirsi altrove per un ricovero.
La dipendenza da Cosenza e il paradosso demografico
Rimanere classificati come Spoke significa condannare la Sibaritide a una subordinazione perenne dall’Ospedale “Annunziata” di Cosenza. Ogni emergenza complessa, ogni infarto di notte, ogni trauma grave o ictus continuerà a richiedere un trasferimento d’urgenza verso il capoluogo di provincia.
Un assetto che svela un evidente paradosso demografico e territoriale: i dati ISTAT confermano infatti che Corigliano-Rossano, con i suoi oltre 74 mila abitanti, è una città demograficamente più grande e popolosa del singolo comune di Cosenza (che ne conta circa 63 mila). Se a questo si aggiunge l’intero bacino della Sibaritide e dell’Arco Jonico — che supera le 200 mila anime e raddoppia durante la stagione estiva — emerge con chiarezza la sproporzione: un territorio più vasto e con più residenti viene privato dell’autonomia sulle cure salvavita, costringendo la popolazione a dipendere da un polo sanitario situato a quasi un’ora e mezza di distanza su arterie stradali spesso critiche.
Mezzo miliardo di euro: investimento reale o cambio di contenitore?
È questo l’interrogativo che coinvolge l’intera comunità: spendere quasi mezzo miliardo di euro ha senso solo se l’opera garantisce nuove prestazioni e autonomia sulle urgenze.
Se la nuova struttura si limiterà a “traslocare” sotto un tetto moderno i reparti già operanti nei vecchi presidi “Nicola Giannettasio” di Rossano e “Guido Compagna” di Corigliano, mantenendo inalterati i limiti dello Spoke, si sarà realizzato un semplice cambio di contenitore edilizio. Un’opera imponente che rischia di lasciare invariati i problemi di sempre.
A complicare il quadro, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza non ha ancora formalizzato un Piano Attuativo e Funzionale per la nuova struttura. Senza una programmazione preventiva dei fabbisogni, delle piante organiche e dei concorsi per reclutare medici e specialisti, il rischio concreto è che la consegna dei muri non coincida con l’entrata in funzione dei servizi, trasformando un’opera fondamentale per la fascia ionica nell’ennesima cattedrale incompiuta della sanità calabrese.

























