Nessuna volontà di uccidere l’avvocato Morrone: la Corte d’Appello riduce la condanna a Gabriele Politano

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CATANZARO- Si ridimensiona in maniera drastica il quadro penale a carico di Gabriele Politano, il cinquantanovenne di Rota Greca finito a processo per l’aggressione avvenuta lo scorso anno ai danni dell’avvocato coriglianese Natale Ermenegildo Morrone, noto come Natalino. I giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Maria Teresa Carè con a latere Michele Ciociola ed Elisabetta Palumbo, hanno accolto le tesi della difesa escludendo il dolo omicidiario e riqualificando l’imputazione da tentato omicidio a lesioni personali. Un cambio di prospettiva giuridica che ha comportato una consistente riduzione della sanzione: la pena è infatti passata dai sei anni di reclusione inflitti in primo grado dal Tribunale di Castrovillari a due anni e otto mesi.

I fatti risalgono al pomeriggio del 4 marzo scorso, quando l’imputato si era presentato nello studio del legale, ubicato lungo la centralissima Via Nazionale allo Scalo di Corigliano-Rossano, per discutere di una vicenda professionale che lo riguardava. Nel corso del colloquio, sfociato in un teso e concitato diverbio verbale, il cinquantanovenne aveva estratto un coltello sferrando un fendente tra il torace e l’addome del professionista, prima di allontanarsi dal luogo e presentarsi spontaneamente, poche ore più tardi, presso la Questura di Cosenza per costituirsi. L’avvocato Morrone, soccorso tempestivamente, era stato poi sottoposto alle necessarie cure ospedaliere per le ferite riportate.

La svolta nel giudizio di secondo grado è giunta a seguito delle argomentazioni sostenute dai difensori dell’imputato, i quali hanno dimostrato l’assenza di un disegno finale volto a togliere la vita al professionista. A sostegno dell’assenza di dolo omicidiario, i legali hanno evidenziato la dinamica stessa del ferimento: l’aggressore ha infatti sferrato un unico colpo fermandosi subito dopo, nonostante avesse la concreta possibilità di proseguire. Inoltre, nell’intervallo temporale successivo all’azione, rimasto da solo con la vittima all’interno della stanza, l’imputato non ha reiterato la violenza né ha pronunciato frasi minatorie riconducibili a una volontà letale, delineando così un’azione impulsiva e scaturita d’impeto dal litigio.

Il percorso processuale aveva già visto un iniziale ridimensionamento in sede di udienza preliminare a Castrovillari, dove erano cadute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, portando la condanna di primo grado a sei anni a fronte di una richiesta dell’accusa pari a dieci anni. L’imputato, rimasto in carcere fino allo scorso agosto, era stato poi collocato agli arresti domiciliari su decisione della medesima Corte d’Appello a seguito del pronunciamento della Corte di Cassazione, che aveva riscontrato un attenuamento delle esigenze cautelari. Per ricostruire integralmente i passaggi logico-giuridici che hanno condotto i giudici di secondo grado a ridefinire il titolo del reato, si attenderà il deposito delle motivazioni, fissato nel termine di novanta giorni.

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