Agguato a Lauropoli: un morto e un ferito. I killer ripresi dalle telecamere

Giuseppe Scorza, la vittima dell'agguato

CASSANO ALL’IONIO– Un’esecuzione spietata, consumata nelle prime luci dell’alba, torna a scuotere la Sibaritide e ad allungare l’ombra della criminalità organizzata sul territorio. Erano da poco passate le 5:30 del mattino quando un commando armato è entrato in azione in una traversa di via Fiume, nella frazione di Lauropoli, lasciando sul terreno un morto e un ferito grave.

​A perdere la vita sotto i colpi di pistola è stato Giuseppe Scorza, 36 anni, deceduto all’istante a causa delle gravissime ferite riportate. Nel medesimo agguato è rimasto gravemente ferito anche Renato Elia, titolare della “Progitec”, ditta di manutenzione all’interno dei cui locali si sono svolti i fatti. Secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti, i sicari hanno sorpreso le due vittime mentre si trovavano nei pressi dell’attività. Scorza è stato raggiunto al corpo senza avere alcuna possibilità di scampo, mentre Elia, pur colpito, è riuscito miracolosamente a sfuggire all’ennesima sventagliata di proiettili, trovando riparo in un bar distante circa 40 metri prima di collassare e ricevere i primi soccorsi. L’uomo è stato trasferito d’urgenza in ospedale sotto stretto monitoraggio medico.

​Sul posto sono intervenuti tempestivamente i Carabinieri della Compagnia di Cassano allo Ionio insieme ai Reparti Operativi, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, subentrata per la chiara matrice mafiosa dell’attacco.

​Una svolta fondamentale per le indagini potrebbe arrivare nelle prossime ore dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza. Una telecamera installata nell’area dell’agguato ha infatti ripreso nitidamente l’arrivo e l’azione dei due presunti esecutori materiali. I filmati, ora al vaglio specialistico degli investigatori, mostrano le fasi salienti del raid e stanno permettendo di tracciare la precisa via di fuga utilizzata dai killer lungo le arterie di collegamento dell’alto Jonio.

​La zona è stata recintata per consentire ai rilievi della Scientifica di repertare i bossoli e raccogliere ogni elemento utile a identificare il commando. Con questo ennesimo fatto di sangue, la tensione resta altissima in tutta la Piana di Sibari, dove le forze dell’ordine hanno già disposto posti di blocco e perquisizioni a tappeto.

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