CASSANO ALL’IONIO- Un agguato di estrema violenza ha scosso la tarda serata di ieri nella Sibaritide, insanguinando contrada Lattughelle a Sibari, al confine tra i territori comunali di Cassano Jonio e Corigliano-Rossano. Un commando armato è entrato in azione colpendo duramente gli equilibri criminali dell’area e mietendo una vittima innocente.
L’obiettivo dell’assalto era il sessantaquattrenne Damiano Pepe, noto con il soprannome di “Tripolino” e ritenuto una figura di vertice della criminalità organizzata locale. I sicari hanno aperto il fuoco a distanza ravvicinata nei pressi della sua abitazione. Tuttavia, ad avere la peggio nella drammatica sequenza di colpi è stata la moglie, Silvana Sibarelli, di 60 anni, che è stata raggiunta mortalmente dai proiettili. Damiano Pepe è invece rimasto gravemente ferito.
I soccorsi, giunti tempestivamente sul posto, hanno trasportato il boss dapprima al pronto soccorso dell’ospedale “Nicola Giannettasio” di Corigliano-Rossano, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico d’urgenza. Viste le sue condizioni critiche, ne è stato disposto il successivo trasferimento nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.

Il profilo e gli scenari investigativi
Damiano Pepe è un nome di primo piano nelle cronache giudiziarie della Sibaritide: storico esponente di vertice della cosca Abbruzzese-Pepe di Cassano Jonio, era tornato in libertà nel 2019 dopo aver espiato una condanna definitiva a oltre ventisei anni di reclusione per associazione mafiosa e omicidio. Gli inquirenti lo considerano il successore naturale del fratello Eduardo, trucidato nel 2002 nel pieno della sanguinosa faida che contrappose il clan locale ai rivali Forastefano.
Sull’episodio indagano a tutto campo i Carabinieri della Compagnia di Cassano, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia. I rilievi tecnico-scientifici eseguiti sul luogo dell’agguato mirano a raccogliere elementi utili a ricostruire la dinamica dell’assalto, sebbene al momento restino avvolti nel mistero il numero esatto dei componenti del commando e le vie di fuga utilizzate dai killer. L’episodio riaccende bruscamente l’allarme sulla ripresa di tensioni e regolamenti di conti all’interno degli assetti mafiosi della piana di Sibari.


























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