Corigliano Rossano,la guerra dei fiorai: sentenze, minacce e l’incendio notturno

CORIGLIANO ROSSANO- La notte del 27 agosto 2026 l’ennesimo rogo ha divorato i chioschi dei fiorai nel piazzale del cimitero di Corigliano, trasformando in cenere i resti di un’occupazione abusiva durata anni. Per capire cosa bruci davvero dietro quelle fiamme occorre riavvolgere il nastro di un’intricata vicenda fatta di minacce  agli amministratori, clamorosi cortocircuiti politici in Municipio e un’incredibile scia di inerzie comunali.  Lo scorso 13 luglio il TAR Calabria (sentenza n. 1932/2023) ha respinto il ricorso dei fiorai oggi vittime del rogo dalla chiara matrice dolosa, confermando la piena legittimità degli atti del Comune. Un verdetto che riabilita l’operato dell’ex assessore alle Politiche Ambientali Damiano Viteritti, il quale aveva avviato le verifiche scoprendo che le postazioni coriglianesi erano prive di titolo idoneo e altre due sul versante rossanese totalmente abusive, notificandone l’inefficacia. 

L’azione di ripristino della legalità è costata cara a Viteritti, bersaglio di un’escalation d’intimidazioni: messaggi ostili, attacchi social e un tentativo di aggressione fisica davanti alla sede del Garopoli. Nonostante le pressioni, l’azione amministrativa è andata avanti fino alle denunce che hanno portato al rinvio a giudizio degli autori presso il Tribunale di Castrovillari, dove il prossimo 15 ottobre si terrà l’udienza per l’ammissione dei testi.  In vista del processo penale, Viteritti ha invitato il Comune a costituirsi parte civile a tutela del buon andamento dell’Ente.

Il sindaco Flavio Stasi ha recepito l’invito affidando l’incarico all’avvocatessa interna Luigina Caruso. Dagli atti è emerso però un grave imbarazzo politico: la difesa di uno degli imputati era stata assunta dal coniuge di un’assessora in carica nella Giunta comunale. Per evitare un palese cortocircuito etico e politico, la costituzione di parte civile dell’Ente ha costretto il legale a rinunciare al mandato difensivo. La vittoria al TAR verrà ora acquisita nel processo penale.  La vicenda mette a nudo anche gravi responsabilità della macchina comunale. Dopo un primo sequestro dei chioschi, da parte di polizia municipale e carabinieri forestali,  i fiorai avevano ricorso al Giudice di Pace: il Comune non si è costituito in giudizio, perdendo la causa e restituendo temporaneamente le strutture agli abusivi.  A sanare il vulnus ci ha pensato il TAR, ma l’inerzia è proseguita sullo sgombero.

Fin dal 2023 Viteritti chiedeva un’ordinanza sindacale d’urgenza per rimuovere le baracche abusive per motivi di sicurezza e decoro. Il provvedimento non è mai stato firmato e i chioschi sono rimasti al loro posto per tre anni, fino alla notte del 27 agosto, quando un incendio doloso li ha distrutti (copione già visto in passato per un’altra struttura cimiteriale). A poco più di trenta giorni dalla pubblicazione del verdetto del TAR, la vertenza si sposta dalla carte bollate alla cronaca nera. Il fuoco ha distrutto le strutture commerciali rimaste ancora posizionate sul piazzale del cimitero. Un episodio che ripropone interrogativi, lasciando sul terreno i resti dell’ennesimo episodio opaco su cui ora lavorano gli investigatori.

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