Denunce di corruzione, il “muro di gomma” degli enti pubblici: il report di Libera boccia la Calabria

REGGIO CALABRIA – Segnalare un illecito o un caso di corruzione all’interno della pubblica amministrazione italiana? Un percorso a ostacoli, spesso rallentato da un vero e proprio vuoto informativo. A tracciare questo quadro impietoso è “Whistle Monitor”, il primo report di monitoraggio civico nazionale sulla trasparenza e l’accessibilità dei canali di whistleblowing (la segnalazione protetta di reati o irregolarità da parte dei dipendenti), realizzato da Libera in collaborazione con il SISM e il sindacato studentesco LINK, con la validazione dell’ANAC.

Il report viene presentato ufficialmente a Roma in occasione della Giornata Internazionale del Whistleblower. I numeri raccolti dai volontari sul campo raccontano un’Italia a due velocità, dove la tutela del bene comune si scontra con la burocrazia e l’inerzia istituzionale.

Il verdetto nazionale: nessun ente è promosso al 100%

Il monitoraggio ha passato al setaccio 434 amministrazioni strategiche tra aziende sanitarie, università ed enti locali. Il risultato è sconfortante: nessuna struttura ha raggiunto la piena conformità (il 100% del punteggio).

Più di un ente su dieci è privo di una pagina dedicata alla segnalazione degli illeciti, e ben il 28,9% si colloca nell’area della netta criticità. Significa che oggi, in Italia, quasi un ente su tre non garantisce nemmeno le informazioni minime necessarie per orientare e proteggere chi decide di denunciare. All’interno di questa zona d’ombra, il 6,7% delle amministrazioni (29 enti pubblici) azzera completamente questo diritto, violando i precisi obblighi di legge.

Il caso Calabria: maglia nera e punteggi a zero

Se l’Emilia-Romagna si attesta come la regione più virtuosa d’Italia, la Calabria sprofonda in fondo alla classifica. I 20 enti regionali monitorati hanno registrato un punteggio medio di appena 27,12, tra i più bassi a livello nazionale.

La mappa della trasparenza calabrese è fortemente polarizzata e mostra una sanità e degli enti locali in profondo affanno:

  • Il 45% degli enti è sotto la sufficienza (9 strutture su 20 versano in condizioni critiche).
  • Solo il 15% risulta virtuoso (appena 3 enti si posizionano nella fascia alta).
  • I “punteggi zero”: spiccano i fallimenti totali di strutture chiave come l’ASP di Vibo Valentia, il Comune di Cosenza e l’Università Dante Alighieri, che registrano un’assenza totale di canali o informazioni.

A salvare parzialmente il bilancio regionale sono gli atenei pubblici, che trainano la compliance burocratica, mentre il resto dell’ecosistema istituzionale – a partire dai Comuni e dalle aziende sanitarie – appare estremamente debole e impermeabile.

La reazione di Libera: “Serve un’assunzione di responsabilità”

“Solo offrendo canali protetti e informazioni trasparenti possiamo dire di stare davvero tutelando chi sceglie di difendere l’interesse collettivo”, commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera.

Davanti a questo scenario, l’associazione lancia un appello per l’attivazione immediata di percorsi di formazione e semplificazione tecnica, in particolare per i Comuni. Dalla Calabria, la Segreteria regionale di Libera rilancia la necessità di un cambio di passo non più rinviabile: per combattere l’illegalità e la corruzione serve uno sforzo corale, partendo dall’abbattimento di quel muro di silenzio che ancora oggi isola chi decide di denunciare.

Nel report “Whistle Monitor”, pur in un quadro regionale complessivamente critico, la Calabria esprime tre eccellenze (pari al 15% del campione locale) che sono riuscite a posizionarsi nella fascia alta (“Ottimo”).

In linea con la tendenza rilevata da Libera – secondo cui la trasparenza nella regione è trainata principalmente dal mondo accademico – i tre enti virtuosi che hanno superato la prova sono:

  • Università della Calabria (UniCal)
  • Università Magna Græcia di Catanzaro (UMG)
  • Regione Calabria (unica eccezione di rilievo tra gli enti centrali e territoriali)

I criteri di valutazione soddisfatti

Per entrare nella fascia di eccellenza, queste tre amministrazioni hanno dovuto soddisfare i rigidi criteri di monitoraggio stabiliti da Libera e validati da ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), divisi in tre macro-aree:

  • Piena accessibilità: Presenza di canali digitali facilmente raggiungibili sui siti web istituzionali (nella sezione “Amministrazione Trasparente”), con l’abbattimento delle barriere tecniche e l’inclusione di sistemi accessibili anche per le persone con disabilità.
  • Fruibilità e chiarezza informativa: Informazioni complete, lineari e comprensibili sul funzionamento dell’istituto del whistleblowing. L’ente deve spiegare chiaramente cosa si può segnalare, come farlo e quali sono i tempi di gestione della pratica.
  • Trasparenza e tutele: Garanzia assoluta della riservatezza dell’identità del segnalante (tramite sistemi di crittografia dei dati) e una chiara esplicitazione delle tutele legali contro eventuali ritorsioni o discriminazioni sul posto di lavoro.

Mentre questi tre enti dimostrano che conformarsi agli standard di legge e proteggere i segnalanti è possibile anche in Calabria, il resto delle istituzioni locali (soprattutto sanità e Comuni) mostra un ritardo che Libera definisce “non più rinviabile”.

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