CORIGLIANO-ROSSANO – Non emergono contatti diretti tra il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, e Annibale Matalone – ritenuto dagli inquirenti uomo di fiducia della cosca rossanese e autore materiale dell’omicidio di Carmine Morello – ma l’impianto accusatorio che ha portato il primo cittadino agli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico nell’ambito dell’operazione antimafia “Ginestra”, poggia su un quadro d’indagine ben definito. Dalle carte dell’inchiesta, firmata dai pubblici ministeri Alessandro Riello e Stefania Paparazzo, emerge che l’unico trait d’union tra Matalone e il sindaco è rappresentato da Vincenzo Curia, individuato quale presunto “mediatore” dell’accordo politico-mafioso relativo alle amministrative del 2024.
Secondo la ricostruzione della DDA, la vicenda avrebbe avuto inizio con un incontro fortuito in cui Matalone avrebbe informato Stasi dell’intenzione di “prendere un caffè” per chiedergli voti a sostegno della sua candidatura a sindaco. Matalone si sarebbe mostrato immediatamente disponibile, ponendo tuttavia come condizione l’ottenimento di un impiego presso il Comune. Gli atti giudiziari documentano come Curia si sia prodigato per procacciare voti in favore di Stasi in varie intercettazioni, parlando anche con altre persone e ammettendo di essersi speso in prima persona per la campagna elettorale.
Tuttavia, lo stesso gip dà atto che non emergono contatti telefonici o ambientali diretti tra il sindaco Stasi e Curia che provino una consapevolezza del ruolo dell’indagato sul territorio o della capacità di quest’ultimo di coartare i voti. Nonostante ciò, per l’accusa il compenso di un’assunzione promesso o richiesto a sostegno della candidatura integrerebbe i presupposti del reato, inserendosi in un contesto di presunti scambi elettorali mafiosi che hanno coinvolto anche altre figure del panorama politico locale.


























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