CORIGLIANO ROSSANO- ‘Ndrangheta a Corigliano-Rossano: Carmine Morello ucciso perché voleva lasciare il clan per le figlie. Un pianto disperato e la scelta di dire basta “Io ho paura per i ragazzi”. Nelle pagine dell’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro nell’ambito della maxi-inchiesta antimafia Ginestra, la figura di Carmine Morello. Morello, ex elemento di spicco della cosca Acri di Rossano, piangeva al telefono “come un bambino”. La tragica scomparsa della moglie Simona lo aveva lasciato solo a crescere e accudire le figlie. Logorato dal dolore e terrorizzato all’idea di finire nuovamente in cella – soprattutto dopo l’avvio della collaborazione con la giustizia dello storico ex capo Nicola Acri – Morello aveva maturato una decisione radicale: chiudere con il passato.
A descrivere questo mutamento netto è la sorella Rosa Morello nei verbali d’indagine. Tuttavia, nelle logiche spietate della ‘ndrangheta, la scelta di voltare le spalle all’organizzazione non è contemplata. Come evidenziato dai magistrati della DDA (i sostituti procuratori Alessandro Riello e Stefania Paparazzo) e riportato nell’ordinanza, il progressivo isolamento di Morello e la sua estraneità alle dinamiche del clan non vennero interpretati come una legittima scelta di vita, ma come il preludio a un imminente tradimento. I compagni di cosca temevano fortemente che la fragilità emotiva del 49enne potesse spingerlo a varcare la soglia di una caserma. La stessa Rosa Morello, nelle sue dichiarazioni agli atti, definisce quel legame mafioso e totalizzante con un’espressione eloquente: un vero e proprio “patto di sangue”, trasformando così il disperato tentativo di un padre di proteggere la propria famiglia nella sua condanna a morte. Gli investigatori del ROS dei Carabinieri hanno ricostruito i giorni precedenti all’agguato attraverso intercettazioni e riscontri logistici: Il 3 agosto Morello partecipa a un incontro conviviale in montagna con quelli che riteneva sodali e amici di vecchia data. Secondo la ricostruzione del gip, è proprio in quell’occasione che viene pianificato l’appuntamento-trappola dei giorni successivi.
La scomparsa (9 agosto 2023)
Morello esce di casa a bordo della sua moto Yamaha. Per prudenza e per la totale fiducia riposta negli interlocutori che avrebbe dovuto incontrare in contrada Strange, decide di lasciare il telefono cellulare a casa. Un errore fatale: viene raggiunto, attirato nell’imboscata e giustiziato con tre colpi di pistola alla testa. Le ricerche e le indagini portano alla scoperta della verità diverse settimane dopo. Il cadavere di Carmine Morello viene ritrovato il 2 settembre 2023 in un’area rurale della zona, nascosto sotto una lamiera a circa trenta metri di distanza dal punto in cui era stata abbandonata la sua motocicletta. Nel mirino della DDA è finito Annibale Matalone, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip in quanto ritenuto gravemente indiziato del delitto. Le risultanze investigative offrono un quadro indiziario serrato. Un impianto accusatorio pesante che restituisce la fotografia di un’esecuzione fredda e pianificata nei minimi dettagli, dove l’affetto di un padre per le proprie figlie è stato punito con la massima spietatezza dai dogmi della violenza mafiosa.


























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