Emergenza Violenza Giovanile: l’analisi della pedagogista Renzo

violenza giovanile

CORIGLIANO ROSSANO- Non si tratta più di episodi isolati o di semplice “ragazzate”, ma di un trend strutturale che sta mettendo a dura prova il tessuto sociale italiano. La violenza giovanile è in costante e preoccupante aumento, un dato di fatto che emerge dalle cronache quotidiane e che viene ora analizzato con fermezza dalla pedagogista Maria Rita Renzo. L’esperta interviene nel dibattito pubblico con una tesi forte e priva di retorica, che ribalta la narrazione buonista spesso associata al disagio giovanile: non può esserci crescita sana senza un perimetro di regole certe e protette. Al centro della riflessione della Renzo c’è un binomio spesso trascurato: quello tra la sicurezza ambientale e l’efficacia dell’azione educativa. Una frase che suona come una sentenza. L’educazione, per attecchire, ha bisogno di un terreno stabile. La scuola, la famiglia e le agenzie educative non possono svolgere il loro ruolo formativo in un contesto percepito come pericoloso o privo di controllo. Se un giovane cresce con la convinzione che la strada sia dominata dalla legge del più forte e non dal diritto, ogni tentativo di insegnare il rispetto civico rischia di cadere nel vuoto. Il secondo punto cardine dell’intervento riguarda la presenza delle istituzioni. “Senza Stato non esiste legalità”, prosegue Renzo. L’analisi suggerisce che l’aumento della violenza minorile sia anche il sintomo di un arretramento dello Stato. Quando le istituzioni sono assenti o percepite come inefficaci, si crea un vuoto di potere che viene riempito da logiche di branco e prevaricazione. La legalità non è un concetto astratto che si impara solo sui libri, ma una pratica quotidiana che richiede presenza: Le istituzioni devono essere visibili sul territorio; certezza: Le regole devono essere chiare e le conseguenze delle azioni prevedibili; modelli: Lo Stato deve rappresentare l’autorevolezza che protegge, non solo quella che punisce. L’allarme lanciato dal comunicato stampa non è solo una denuncia, ma una chiamata alla responsabilità collettiva. Affrontare l’aumento della violenza giovanile richiede un approccio integrato: da un lato il necessario controllo del territorio per garantire quella sicurezza minima indispensabile, dall’altro un investimento educativo che però – come sottolinea Renzo – non può prescindere dal contesto. In conclusione, il messaggio è chiaro: proteggere i giovani significa anche garantire loro un ambiente sicuro in cui le regole siano rispettate. Solo ristabilendo la presenza dello Stato e garantendo la sicurezza, l’educazione potrà tornare a essere lo strumento principe per formare i cittadini di domani.

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