CORIGLIANO ROSSANO- La lotta allo sfruttamento e alla violenza nelle campagne della Sibaritide ha segnato un punto di svolta decisivo grazie a un’operazione risoluta condotta dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Corigliano-Rossano, diretti dal Tenente Colonnello Marco Gianluca Filippi. L’intervento, coordinato dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, ha portato al fermo di due cittadini marocchini di 38 e 23 anni, residenti nella Marina di Schiavonea, accusati di estorsione aggravata, lesioni personali, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nero. L’indagine, che ha visto la preziosa collaborazione delle Compagnie di Cassano all’Ionio e San Marco Argentano, ha svelato un sistema brutale dove il sudore dei braccianti veniva gestito con minacce e aggressioni fisiche.
Tutto ha avuto inizio lo scorso 5 gennaio, quando un lavoratore agricolo ha trovato la forza di denunciare l’inferno in cui era sprofondato dopo essere stato reclutato per la raccolta degli agrumi. L’uomo viveva in condizioni di estrema indigenza, con parte della magra paga trattenuta illegalmente dai due indagati per l’affitto di un alloggio, mentre i compensi venivano corrisposti esclusivamente in nero. La spirale di violenza è esplosa il 3 gennaio, quando la vittima ha osato reclamare un credito di circa 2.000 euro per le numerose giornate di fatica svolte. La risposta dei caporali è stata un pestaggio spietato con pugni al volto e una ferita al collo inferta con le forbici da lavoro, un episodio di inaudita ferocia che ha costretto il bracciante a ricorrere d’urgenza alle cure del Pronto Soccorso dell’ospedale di Corigliano Calabro.
Il blitz decisivo dei militari ha trovato il suo fulcro nella perquisizione effettuata all’interno di un’abitazione in via Vieste, a Schiavonea, dove alloggiavano diversi lavoratori stranieri. Proprio tra quelle mura, gli uomini dell’Arma hanno rinvenuto prove schiaccianti: in una stanza è stato sequestrato un inquietante “libro mastro”, un quaderno contabile dove venivano minuziosamente annotate le giornate di lavoro, i nomi degli operai e il numero di cassette di agrumi raccolte. Contestualmente, uno degli indagati è stato trovato in possesso di ben 8.400 euro in contanti, somma ritenuta il frutto amaro dello sfruttamento e immediatamente sequestrata insieme al materiale probatorio.
L’operazione non si è limitata ai due fermi, ora associati al carcere di Castrovillari, ma ha portato anche all’esecuzione di quattro ordini di espulsione dal territorio nazionale per altri cittadini stranieri irregolari rintracciati durante i controlli. Nonostante la solidità del quadro probatorio raccolto dal Reparto Territoriale, resta ferma la presunzione di innocenza per i soggetti coinvolti fino a una eventuale sentenza definitiva. Il comando dell’Arma ha tuttavia confermato che la guardia resterà altissima: i servizi straordinari contro il caporalato e il favoreggiamento della clandestinità continueranno senza sosta nelle prossime settimane per restituire dignità ai troppi invisibili delle nostre campagne.























