CORIGLIANO ROSSANO- Una situazione di spiccata vulnerabilità ambientale rischia di compromettere irreparabilmente il futuro dei secolari castagni di Cozzo del Pesco, autentici patriarchi vegetali della Sila Greca. Sulla vicenda interviene con fermezza il WWF Calabria Citra che, pur accogliendo con favore le ultime notizie sulla riconsegna dei boschi dell’Oasi dopo i pesanti ritardi accumulati sulla tabella di marcia, solleva forti riserve sulla sicurezza e sulla tutela fitosanitaria del patrimonio arboreo.
Al centro della presa di posizione dell’associazione ambientalista c’è un interrogativo cruciale: com’è possibile che l’accordo per la riconsegna del sito e il relativo piano dei lavori non abbiano contemplato interventi specialistici urgenti per la messa in sicurezza dei millenari esemplari, o se tali misure esistano senza essere state rese note alla collettività. Riconsegnare l’area nello stato attuale, senza risolvere le gravi criticità strutturali, configurerebbe infatti un paradosso che mette a repentaglio la sopravvivenza stessa di questi giganti della natura.
Le analisi condotte secondo i criteri della moderna arboricoltura scientifica evidenziano tre precisi elementi di fragilità. In primo luogo, uno stress fisiologico legato alla prolungata siccità estiva, che ne riduce la resilienza biologica. A questo si aggiunge un’evidente instabilità biomeccanica dovuta a carie interne nei tronchi e branche sbilanciate, che in mancanza di mirati interventi di alleggerimento statico in tree climbing espongono le piante al rischio di schianti sotto il peso delle nevicate e delle raffiche di vento. Infine, il dissesto idrogeologico del versante ha causato un’emergenza radicale, lasciando gli apparati radicali del tutto scoperti ed esposti al disseccamento, rendendo urgenti opere di ingegneria naturalistica per la stabilizzazione del terreno.
Per fare chiarezza sui reali termini della vicenda, il WWF Calabria Citra ha rivolto quattro quesiti diretti all’azienda forestale regionale Calabria Verde. L’associazione chiede di conoscere lo stato dell’arte e il dettaglio degli interventi già eseguiti per la rimozione del seccume e delle specie aliene, i motivi dell’eventuale esclusione delle opere selvicolturali e di protezione radicale, oltre a sollecitare un cronoprogramma certo per l’apertura pubblica e la piena fruibilità dell’Oasi.
I rappresentanti del WWF Calabria Citra ribadiscono che la riconsegna del sito non può trasformarsi in una scorciatoia per ignorare lo stato di salute di esseri viventi unici, simbolo dell’identità territoriale. Rinnovando la disponibilità a collaborare sul piano scientifico e tecnico per l’analisi dei dati forestali, l’associazione chiede un riscontro pubblico e tempestivo: la restituzione dell’Oasi alla comunità deve avvenire al più presto, ma garantendo la totale sicurezza biologica e strutturale dei suoi secolari custodi.

























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