CORIGLIANO ROSSANO – C’è un rumore assordante, in questi giorni, che riempie le redazioni e i social: è il fragore dei fiumi d’inchiostro versati da chi, improvvisamente, si è scoperto paladino della sanità locale. Politici di lungo corso, esperti dell’ultima ora e attori istituzionali sembrano fare a gara a chi lancia l’appello più accorato per l’Ospedale Unico. Ma la domanda sorge spontanea: dov’erano tutti questi protagonisti mentre il plesso “Guido Compagna” veniva sistematicamente svuotato?
Il silenzio dei “paladini”
Mentre i reparti di Pediatria e Ginecologia-Ostetricia prendevano la via di Rossano, il silenzio di molti è stato imbarazzante. Si è permesso che il Piano Scura – un reperto archeologico della burocrazia sanitaria vecchio di undici anni – venisse applicato con una precisione chirurgica solo quando si trattava di scippare servizi a Corigliano. Oggi, quegli stessi che hanno assistito muti a questo “trasloco” unilaterale, si affannano a parlare di cronoprogrammi, fogne e sottoservizi per la struttura di Insiti.
La provocazione: alieniamoci del tutto
Visto che la tendenza è quella di una spoliazione lenta e inesorabile oggi conclusa e l’assenza d un trasferimento dei reparti di area medica, facciamo un passo avanti. Smettiamola con le mezze misure e con le battaglie di retroguardia. Provocazione per provocazione: chiudiamo il “Compagna”. Se l’unica funzione rimasta a Corigliano è quella di ospitare medicina, psichiatria e ambulatorio di l’Oncologia in un oblio programmato, allora tanto vale spegnere le luci.
E andiamo oltre: togliamo il nome “Corigliano” anche dall’intestazione del Comune Unico. Perché continuare a mantenere un’identità nominale se, nei fatti, la città viene trattata come una periferia da depredare? Se il baricentro dei servizi deve essere spostato altrove, che si completi l’opera di alienazione. Nessuna secessione, nessuna richiesta di scioglimento della fusione: semplicemente la presa d’atto di una resa.
L’Ospedale Unico come alibi
L’insistenza ossessiva sull’Ospedale Unico serve oggi da perfetto alibi per non rispondere dello scempio attuale. Si proietta l’attenzione su un futuro incerto – fatto di ritardi infrastrutturali e collaudi ancora lontani – per mascherare il fallimento del presente.
È facile oggi riempire le pagine di giornale con appelli per la “cattedrale nel deserto” di Insiti, molto più difficile è spiegare perché, nel frattempo, i cittadini di Corigliano debbano sentirsi ospiti in casa propria, privati di reparti vitali in nome di una riorganizzazione che sembra avere un’unica direzione di marcia. Se questo deve essere il destino, allora risparmiateci almeno l’inchiostro: il declino è già stato scritto in silenzio.
Testate locali riportano le rassicurazioni di esponenti istituzionali — come la dottoressa Bernardi, che ha ribadito la permanenza in vita dei due attuali presidi anche dopo l’apertura del nuovo nosocomio. Dinnanzi alla supremazia del Giannettasio, sembra che nemmeno una struttura all’avanguardia come quella in costruzione a Insiti possa riequilibrare i pesi, se la volontà politica resta quella di guardare a una sola direzione. In questo scenario, l’Ospedale Unico rischia di restare non solo una cattedrale, ma il monumento funebre a una fusione che, nella sanità, ha dimenticato di essere unione.
L’efficienza di Insiti e il paradosso dei sottoservizi
Paradossalmente, proprio laddove la polemica si infiamma, si ignora l’evidenza: i lavori per il nuovo Ospedale Unico procedono con una solerzia raramente vista in questo territorio per un’opera pubblica. Una macchina che viaggia a ritmi cui, evidentemente, non siamo abituati. Eppure, proprio oggi si sollevano polveroni sui ritardi dei sottoservizi.
A tal proposito, la memoria collettiva non dovrebbe essere così corta. Appare singolare lamentare oggi l’assenza di infrastrutture quando, anni addietro, ingenti finanziamenti destinati al depuratore consortile — opera vitale proprio per il futuro ospedale — furono accantonati per una precisa scelta politica dell’amministrazione. Seminare il disinvestimento per poi dolersi della mancata fioritura dei servizi è un controsenso che non può passare inosservato.

























