CORIGLIANO-ROSSANO – La pioggia che stamattina ha accompagnato i camion del trasloco di Ostetricia e Ginecologia dal “Guido Compagna” verso il Giannettasio non ha lavato via i sospetti, anzi li ha trasformati in certezze. Mentre il reparto storico di Corigliano chiudeva i battenti, davanti ai cancelli del Giannettasio che si apprestava ad accogliere la ginecologia, esplodeva una protesta che sposta l’asse del discorso dalla sanità alla politica pura: il consigliere Giancarlo Bosco è sceso in piazza contro il trasferimento dell’Oncologia al Compagna. E questa è stata sempre la questione principale, altro che sicurezza dei cittadini. Un gesto che scoperchia un vaso di Pandora fatto di contraddizioni interne al centrodestra e di una strategia di depauperamento che sembra non avere fine.Ma sempre a danno del Compagna. E questa è la verità dei fatti. Altro che paranoie. Il paradosso dei servizi: la scusa perfetta per lo scippo

Il nodo sollevato da Bosco è lo stesso che da anni alimenta i dubbi dei comitati coriglianesi: si continua a giustificare lo spostamento dei reparti verso Rossano citando la mancanza di servizi essenziali a Corigliano. Se la Rianimazione è stato il requisito imprescindibile per far nascere i bambini in sicurezza, perché la politica e i tecnici l’hanno destinata stabilmente al Giannettasio di Rossano, sapendo che il Punto Nascita più funzionale era a Corigliano?
È la “solita solfa”: si crea il disservizio (togliendo la Rianimazione o il Laboratorio Analisi, che funziona a singhiozzo) per poi usarlo come pretesto tecnico per giustificare il trasloco. Oggi Bosco, rossanese, solleva dubbi pesantissimi sulla capacità del Compagna di accogliere l’area medica: senza centro trasfusionale, senza analisi in loco e con pazienti oncologici “fragili come cristalli” costretti a percorsi tortuosi, l’ospedale coriglianese viene dipinto come una struttura non idonea.
Lo scontro politico: Bosco “smentisce” la Straface?
Il dato politico è clamoroso. Giancarlo Bosco fa parte del gruppo che fa capo a Pasqualina Straface. Proprio la leader del Movimento del Territorio, solo pochi giorni fa, aveva avallato il trasloco della Ginecologia dopo aver ricevuto “dovute rassicurazioni” dai vertici sanitari sul contestuale passaggio dell’area medica a Corigliano.
Oggi però il suo consigliere di riferimento scende in piazza con i malati e bolla l’operazione come “vergognosa” e “scellerata”. Questo strappo palesa il timore dei coriglianesi: mentre la Straface garantisce il riequilibrio, i suoi stessi uomini sollevano barricate tecniche che, di fatto, rischiano di bloccare l’arrivo dei nuovi reparti a Corigliano. Il sospetto è che le rassicurazioni date alla Straface siano state solo un’esca per ottenere il via libera al trasloco della Ginecologia, sapendo che poi le “carenze tecniche” avrebbero impedito il percorso inverso.
4 Aprile: la data del tradimento o della verità?
La protesta di stamattina rafforza l’idea che l’area medica al Compagna resterà un miraggio. Se persino all’interno della coalizione che governa i processi regionali si sollevano dubbi sulla fattibilità del trasferimento di Oncologia e Cardiologia, allora il destino del presidio coriglianese appare segnato.
Sabato 4 aprile è la data fissata per l’arrivo dei primi reparti medici da Rossano. Ma tra la mancanza di rianimazione, i laboratori analisi centralizzati al Giannettasio e le proteste di piazza, la sensazione è che Corigliano abbia ceduto i suoi gioielli di famiglia in cambio di promesse destinate a infrangersi contro il muro della “sicurezza tecnica”. Chi si è fatto garante di questo scambio rischia ora di essere ricordato come il complice dell’ennesimo scippo ai danni di una comunità che non crede più alle favole del piano aziendale.


























