Calci alla porta e lezioni di galateo: quando la maleducazione diventa un conto da pagare per tutti (VIDEO)

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CORIGLIANO ROSSANO- Ci sono lezioni di bon ton che non si trovano nei manuali di galateo, ma che a quanto pare necessitano di essere ripassate a beneficio della cittadinanza. La prima? Quando la porta di un bagno pubblico è chiusa, significa che è occupato: la procedura standard prevede una paziente attesa. La seconda? Per bussare si usano le nocche delle mani, non la punta dei piedi o la violenza di un calcio ben assestato.
A ricordarlo, con un pizzico di amara e tagliente ironia via social, è stato il sindaco Flavio Stasi, commentando le immagini catturate da una telecamera di videosorveglianza. Nel filmato – accompagnato dall’emblematica e quasi sarcastica dicitura “In un posto qualsiasi nel mondo”– si vede un gruppo di ragazzine, all’apparenza giovanissime, intente a prendersi letteralmente a calci con la porta di un bagno pubblico cittadino. Il risultato? Porta sfondata, serratura divelta e un servizio della comunità reso inutilizzabile.
Il primo cittadino ha ironizzato sul vademecum dell’uso dei beni pubblici, stilando una sequenza di “istruzioni per l’uso” tanto ovvie quanto apparentemente sconosciute a chi ha scambiato un servizio collettivo per un sacco da boxe: bussare forte coi piedi rompe le cose; se le rompi, dovresti quantomeno avvisare le autorità; e soprattutto, la pazienza è una virtù che evita danni inutili.


Ma, al di là dell’ironia iniziale, il velo di leggerezza cade subito di fronte alla gravità del gesto. Perché dietro a quei pochi secondi di video non c’è una semplice bravata, ma la fotografia nitida e preoccupante di un vero e proprio atto di inciviltà gratuita, aggravato proprio dalla giovanissima età di chi lo compie.
Il monito dell’amministrazione e il richiamo alle forze dell’ordine suonano come un avvertimento chiarissimo. Come ha evidenziato il sindaco Stasi, la rete di videosorveglianza cittadina, in costante potenziamento, non serve soltanto da deterrente, ma da strumento attivo per risalire ai responsabili e segnalare gli illeciti alle autorità preposte. L’era dell’anonimato e dell’impunità per chi devasta la cosa pubblica è finita: i filmati finiscono al vaglio per le necessarie contestazioni e l’addebito dei danni.
Il punto centrale della questione rimane economico, civico e sociale. Quella porta, come ogni altra struttura pubblica, non è un oggetto “di nessuno”: è stata pagata con i soldi delle famiglie e dei lavoratori. A coprire i costi di riparazione e di ripristino non possono essere il fornaio che si alza all’alba, il commerciante di quartiere, l’impiegato o la casalinga.
Trattare la città come se fosse la propria casa non è un’opzione facoltativa, ma la base della convivenza civile. Chi sceglie di ignorarlo deve iniziare a comprendere un’ultima fondamentale lezione: le conseguenze dei propri gesti, prima o poi, si pagano.

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