CORIGLIANO ROSSANO- In una Piazza del Popolo in cui gli spazi per le auto sono contati con il contagocce e il parcheggio rappresenta una sorta di conquista quotidiana, la fantasia degli automobilisti non smette mai di sorprendere. Tra le strisce strette e i vicoli del centro storico di Corigliano, chiunque conosca la conformazione urbana attorno a Palazzo Bianchi sa bene che lasciare la macchina in sosta può trasformarsi in un vero e proprio rompicapo, capace di mettere alla prova la pazienza anche del conducente più stoico.
Eppure, c’è chi pare aver trovato una formula magica, un espediente casalingo che profuma d’altri tempi e di una disinvolta familiarità con le istituzioni. Proprio a due passi dal portone di ingresso del municipio, sul parabrezza di una vettura sistemata alla bell’ e meglio, è comparso nei giorni scorsi un foglio scritto a penna con grafia chiara ed essenziale: «Lavoro in Comune. Se la macchina dà fastidio chiamatemi (al messo) che la sposto». Un capolavoro di pragmatismo che sembra riportare in vita la celebre battuta di Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo, quando ricordava a tutti con irresistibile arroganza «perché io so io…».
A prima vista, l’autore del biglietto potrebbe persino ritenere di aver compiuto un gesto di squisita cortesia, offrendo la propria disponibilità a sciogliere l’intoppo con una semplice telefonata o un cenno all’usciere di turno. Guardando la vicenda da una prospettiva un po’ più terrena, tuttavia, l’iniziativa finisce per ribaltare del tutto le regole del vivere civile. Invece di adoperarsi per cercare un regolare stallo di sosta come farebbe qualsiasi comune mortale, il dipendente preferisce delegare l’onere dell’eventuale intralcio al malcapitato di turno, il quale, anziché suonare il clacson o attendere i vigili urbani, dovrebbe premurarsi di fare un salto all’interno del Palazzo per chiedere la cortesia di spostare l’auto.
Tra l’ilarità dei passanti e la rassegnazione dei residenti alla perenne ricerca di un posto libero, la scenetta regala uno spaccato di costume irresistibile, dove il senso del dovere e il rispetto delle regole finiscono sullo sfondo, soppiantati da un’interpretazione decisamente personalizzata e creativa del servizio pubblico.
























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