SIBARI- CASSANO ALL’IONIO – Non c’è tregua per la Piana di Sibari. Nonostante i lavori di somma urgenza effettuati negli ultimi giorni per tentare di arginare la furia del Crati, la forza del fiume ha vinto ancora una volta la resistenza dei terrapieni in agro di Cassano. Dopo una mattinata di apparente calma, nel pomeriggio di oggi la situazione è precipitata: l’acqua ha ripreso a filtrare e poi a esondare prepotentemente da un tratto dell’argine su cui si era appena intervenuti, riversandosi nuovamente verso i Laghi di Sibari e la località Lattughelle.
L’escalation del pomeriggio
Fino alle ore 16:00 di oggi, i monitoraggi non avevano evidenziato particolari criticità, alimentando la speranza che le opere di consolidamento realizzate in extremis potessero reggere. Tuttavia, con il passare delle ore, il livello è tornato a salire rapidamente. L’acqua ha iniziato a invadere il complesso turistico, rendendo vani i primi sforzi di ripristino e riportando l’allarme ai massimi livelli nel complesso nautico dei Laghi e nelle aree rurali limitrofe.
Vigili del Fuoco al lavoro
La situazione più critica si registra proprio ai Laghi di Sibari, dove i Vigili del Fuoco sono impegnati senza sosta ormai da giorni. Le squadre di soccorso, che stavano lavorando per pompare via l’acqua e bonificare le aree precedentemente colpite, si sono ritrovate a fronteggiare una nuova ondata di piena. L’obiettivo principale resta quello di limitare i danni alle strutture e garantire la sicurezza dei residenti, mentre le idrovore lavorano a pieno ritmo nel tentativo di contenere l’allagamento che minaccia di farsi sempre più profondo.
Un territorio fragile
Il nuovo cedimento dell’argine in un punto appena “riparato” ripropone con forza il tema della precarietà degli interventi tampone. La zona di Lattughelle, già pesantemente provata dalle precedenti ondate, si ritrova nuovamente isolata dal fango, con gravissimi danni alle colture e alle infrastrutture locali. Mentre si attende che la portata del fiume diminuisca, resta la rabbia per un sistema di protezione che, nonostante i cantieri aperti in emergenza, non riesce a garantire la tenuta di fronte alla pressione idraulica del Crati.






















