Giallo nel carcere di Rossano: trovato morto in cella Cataldo De Luca, era stato arrestato per l’omicidio Pugliese

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CORIGLIANO ROSSANO- ROSSANO (CS) – Un fitto mistero avvolge la casa circondariale di Rossano, dove nella serata di sabato scorso è stato rinvenuto il cadavere di Cataldo De Luca, 41 anni, originario di Cirò Marina. L’uomo era detenuto da appena quattro giorni, a seguito dell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare che lo indicava come il presunto autore materiale dell’omicidio di Antonio Pugliese, un altro detenuto deceduto nel luglio 2024 all’interno del carcere “Ugo Caridi” di Catanzaro.

La Procura della Repubblica di Castrovillari ha immediatamente aperto un fascicolo d’indagine per fare piena luce sul decesso, disponendo l’esame autoptico sulla salma al fine di fugare ogni dubbio.

Un decesso improvviso e inaspettato

Le cause della morte rimangono al momento sconosciute. Secondo quanto emerso dalle prime testimonianze, De Luca – assistito dall’avvocato Giovanni Salzano – solo pochi giorni prima, in occasione del formale interrogatorio di garanzia, appariva in buone condizioni generali. Non mostrava segni evidenti di malessere né problemi di salute palesi, un elemento che rende la sua improvvisa scomparsa un vero e proprio “giallo” dietro le sbarre. Sebbene alcune fonti investigative ipotizzino un tragico malore improvviso, i magistrati intendono escludere qualsiasi altra pista prima di archiviare il caso.

I retroscena: il delitto di Catanzaro e le intercettazioni

La figura di De Luca era tornata prepotentemente al centro delle cronache giudiziarie solo una settimana fa. L’inchiesta sul decesso di Antonio Pugliese, risalente all’estate di due anni fa, aveva subito una svolta grazie a una serie di intercettazioni ambientali. In alcuni dialoghi captati dagli inquirenti, De Luca commentava con durezza quanto accaduto a Catanzaro, ammettendo il pestaggio ma negando l’intenzione di uccidere: «Io l’ho picchiato, non lo volevo ammazzare… è capitato perché forse lui era malato». Nelle stesse registrazioni, l’uomo si mostrava convinto che l’evento fatale fosse imprevedibile, attribuendolo a una fatalità: «Chi cazzo l’immaginava ca cu quattro cinque pugni moriva stu cani. Era destino che doveva morire d’infarto».

Dalle indagini era emerso inoltre che il quarantunenne cirotano aveva manifestato a parenti e legali l’intenzione di rilasciare immediate dichiarazioni spontanee davanti al pubblico ministero. L’obiettivo era quello di accollarsi l’intera responsabilità materiale del delitto, attraverso un calcolo utilitaristico sulla propria situazione detentiva («ho già 25 anni… con il trentennale arrivo a 30 anni»).

Le tensioni e i codici d’onore

Il quadro investigativo che ha preceduto la sua morte si presentava particolarmente teso. Sempre attraverso i monitoraggi ambientali, erano emersi i violenti sfoghi di De Luca contro un altro soggetto coinvolto (La Forgia), accusato di aver violato le ferree regole del silenzio ed evocando dinamiche tipiche dei contesti di criminalità organizzata: «Questa è un’infamità, mi scusate e mi raccomando per uscire prima di galera? Ce la mangiamo la galera!!! compà!!!».

Si attende l’autopsia

Spetterà ora agli accertamenti medico-legali e alle indagini coordinate dalla Procura di Castrovillari stabilire con esattezza cosa sia accaduto all’interno della cella del carcere rossanese nella notte di sabato. Solo i risultati dell’autopsia potranno chiarire se la morte di Cataldo De Luca sia da attribuire a cause naturali e inevitabili o se dietro il dramma si celi uno scenario più sinistro.

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