CORIGLIANO ROSSANO- Nell’immaginario collettivo e nelle cronache nazionali, la sanità calabrese è stata troppo a lungo associata allo spettro dei cantieri infiniti, delle varianti in corso d’opera finalizzate alla lievitazione dei costi e dei ritardi cronici nell’edilizia pubblica. Il cantiere dell’ospedale unico della Sibaritide tenta di scardinare radicalmente questo paradigma, proponendo un modello di gestione industriale che sfida i pregiudizi geografici e i pesanti condizionamenti storici di un progetto rimasto congelato per quasi vent’anni prima della reale ripartenza dei lavori. Oggi l’opera ha superato la soglia dell’80% dell’avanzamento complessivo ed è entrata nella fase di allestimento interno, con l’installazione degli arredi sanitari e delle tecnologie mediche su diversi piani e blocchi della struttura. Per raggiungere questi ritardi minimi in un contesto strutturalmente svantaggiato, la direzione tecnica ha dovuto operare scelte ingegneristiche d’avanguardia, introducendo metodologie di prefabbricazione spinta raramente applicate su questa scala nel Mezzogiorno. Il project manager Domenico Gerardo Petrone rivendica l’originalità e l’efficacia di questa impostazione, che ha permesso di superare anche l’isolamento industriale della regione. “In Calabria abbiamo potuto attingere a pochissimi materiali locali, parliamo di una percentuale compresa tra l’uno e il tre per cento, poiché il territorio non gode di uno sviluppo di tipo industriale in questo settore. Tutto il resto, dalle grandi strutture alle maestranze altamente specializzate, è dovuto arrivare da fuori, affrontando la sfida logistica di operare a ottocento chilometri di distanza dai principali centri di produzione dell’acciaio e della tecnologia edilizia”. Il segreto della velocità impressa al cantiere risiede in quello che, in gergo, è stato definito il modello “Lego”.
“Abbiamo deciso di ingegnerizzare il progetto puntando sulla prefabbricazione modulare avanzata”, spiega Petrone. “Siamo il primo ospedale in Italia ad aver utilizzato una facciata interamente prefabbricata per ragioni di rapidità e sicurezza. Standardizzando il modulo della muratura esterna, il foro della finestra risultava geometricamente identico su tutta la superficie: questo ci ha permesso di mandare in produzione gli infissi in contemporanea alla costruzione delle pareti. Chi ci osservava dall’esterno rimaneva sbalordito nel vedere che, appena montata la facciata, venivano immediatamente installate le finestre nello stesso giorno”. Una scelta d’alta ingegneria che si è rivelata vitale per proteggere l’opera dagli shock macroeconomici degli ultimi anni. Il cantiere è ripartito in pieno lockdown da Covid-19 e ha dovuto navigare nella tempesta perfetta della crisi delle materie prime, che ha visto quadruplicare i prezzi dell’acciaio e del ferro, mettendo a rischio la tenuta finanziaria di grandi opere come la vicina Statale 106.

Sul fronte dei costi dell’opera, spesso al centro del dibattito politico locale, Petrone difende la congruità delle cifre: “Le polemiche politiche non appartengono al mio settore. Ricordo solo che il progetto rispetta i prezzari pubblici e le richieste dei committenti. Inoltre, non parliamo di un appalto tradizionale, ma di un’opera “chiavi in mano”: la cifra comprende tutto, dalle tecnologie mediche alla segnaletica, dagli arredi della chiesa fino a quelli della direzione sanitaria e delle degenze. Dopo vent’anni di chiacchiere, aver portato l’opera a questo livello in soli due anni dalla reale ripartenza è un risultato di cui l’intero territorio dovrebbe essere fiero, lasciando da parte le polemiche per remare uniti verso l’apertura”.


























