CORIGLIANO ROSSANO- Lo scontro sulla sanità cittadina abbandona i recinti della polemica politica e si traduce in un atto formale che costringerà l’amministrazione comunale a scoprire le carte in un’aula pubblica. Il comitato spontaneo “L’Osservatorio sulla Città – Polis” ha ufficialmente depositato e protocollato al Comune, con il numero 58606 in data 19 maggio 2026, un’istanza formale corredata da 23 fogli firmatari per chiedere la convocazione d’urgenza di una seduta straordinaria e monotematica del Consiglio comunale.
L’iniziativa, sottoscritta da 682 cittadini, punta a pretendere risposte chiare e definitive non solo dall’esecutivo locale, ma anche dai vertici dell’Asp di Cosenza e della Regione Calabria in merito alla condizione attuale e al destino dello stabilimento ospedaliero “Guido Compagna” di Corigliano. Una mobilitazione che si inserisce nel solco dei recenti e continui trasferimenti di reparti e ambulatori, registrati proprio alla vigilia della prevista e imminente consegna del nuovo ospedale unico della Sibaritide a Insiti. Il deposito formale delle firme rappresenta lo sbocco naturale di un durissimo braccio di ferro istituzionale, culminato nelle scorse settimane persino in un esposto in Procura da parte del sindaco Flavio Stasi contro i vertici dell’azienda sanitaria. ( https://www.gazzettinoionico.it/sanita-in-calabria-laffondo-di-stasi-gestita-come-un-centro-di-potere-lontano-dalla-gente/ )
Una mossa, quella del primo cittadino, che l’Osservatorio guidato dal portavoce Mario Gallina contesta sul piano della tempestività, considerandola un espediente tardivo rispetto a un depauperamento strutturale iniziato da anni. Al centro della vertenza c’è la progressiva riorganizzazione dei due presidi ospedalieri che sono lo Spoke, avviata in applicazione del decreto Scura del 2015, che sulla carta prevedeva la concentrazione dell’area chirurgica a Rossano e di quella medica a Corigliano, quando l’ospedale unico era ancora soltanto un’ipotesi astratta.
Secondo la ricostruzione del comitato, a fronte del trasferimento immediato e doloroso di reparti vitali come Ginecologia, Ostetricia e Pediatria dal “Compagna” al “Giannettasio” – che ha privato l’area coriglianese di presidi di cura fondamentali –, le promesse di una contestuale e solida compensazione con i reparti di medicina sono rimaste in gran parte lettera morta, lasciando come unica realtà tangibile il solo reparto di Oncologia. In questo quadro di promesse inevase e disagi quotidiani per l’utenza, l’iniziativa di “Polis” si configura come un atto di accusa diretto verso la gestione politica del territorio.
Dal comitato viene apertamente contestato il ruolo di Stasi come massima autorità sanitaria locale e referente della conferenza dei sindaci. Gli attivisti, a seguito di alcune dichiarazioni del sindaco, si chiedono come sia stato possibile accorgersi solo a ridosso delle ultime scadenze del progressivo smantellamento di servizi essenziali, inclusi i servizi minimi come i prelievi ematici, ipotizzando un atteggiamento di passività durato mesi. La consegna imminente del monoblocco di Insiti, anziché rassicurare, accentua i timori del comitato per il rischio che lo storico presidio del “Compagna” venga svuotato del tutto prima ancora che la nuova struttura sia pienamente operativa ed efficiente.
L’istanza protocollata sposta ora la responsabilità sui vertici della massima assise cittadina, chiamati a calendarizzare il dibattito. L’obiettivo dichiarato dai promotori della petizione popolare è sottrarre la discussione sul diritto alla salute ai tatticismi di palazzo e alle interviste programmatiche, costringendo i rappresentanti istituzionali a un confronto trasparente davanti alla cittadinanza. Con il deposito delle 682 firme, l’Osservatorio rimarca che la comunità locale intende esercitare un controllo democratico e diretto sulle scelte assistenziali, in attesa di capire se l’amministrazione Stasi saprà accogliere la sfida di un dibattito aperto o se preferirà trincerarsi dietro le formalità del cerimoniale.

























