ROMA- Esiste un momento preciso in cui il sistema sanitario fallisce: è il momento in cui “arriva dopo”. Da questo paradosso strutturale è partito l’intervento di Domenico Gerardo Petrone, Project Manager impegnato nella realizzazione dei nuovi ospedali della Sibaritide e di Gioia Tauro, ospite d’onore a Palazzo Firenze, a Roma, in occasione della Giornata Mondiale della Sanità.
Invitato dalla Fondazione Dante Alighieri, Petrone ha spostato i confini del dibattito tecnico verso una dimensione più alta, definendosi non un semplice gestore di risorse, ma un “progettista della salute”.
Il monito del paziente: «Se qualcuno mi avesse insegnato prima…»
Il cuore dell’intervento di Petrone è stato segnato dal ricordo di un incontro con un paziente cronico, una storia che racchiude il limite della medicina contemporanea.
«Se qualcuno mi avesse insegnato prima come vivere, forse oggi non sarei qui».
Questa frase, riportata dal Project Manager davanti alla platea romana, è diventata il manifesto di un cambio di paradigma necessario. «Oggi non basta più curare bene — ha sottolineato Petrone — dobbiamo avere il coraggio di progettare il prima. Il futuro della sanità non si misura più soltanto dall’efficienza delle sale operatorie, ma dalla capacità di incidere sui comportamenti prima che diventino patologia».
La Dieta Mediterranea come “infrastruttura”
In un contesto dedicato alla tradizione alimentare, Petrone ha sorpreso i relatori ribaltando il concetto di Dieta Mediterranea. Per il manager calabrese, essa non è solo un menù o un patrimonio UNESCO, ma una vera e propria infrastruttura sanitaria invisibile.
«Dobbiamo immaginarla come una rete fatta di conoscenza, organizzazione e scelte quotidiane — ha spiegato — capace di ridurre drasticamente il peso delle cronicità sul sistema pubblico. Abbiamo la possibilità di trasformare gli stili di vita in dati misurabili, anticipando i rischi grazie a una lettura intelligente dei comportamenti».
La Calabria come laboratorio di innovazione
Nonostante la cornice capitolina, il pensiero di Petrone resta saldamente ancorato al lavoro che sta portando avanti in Calabria. La costruzione dei nuovi grandi ospedali non viene vista come la semplice erezione di muri, ma come la creazione di “nodi intelligenti” di una rete territoriale.
Secondo Petrone, la tecnologia gioca un ruolo chiave, ma va maneggiata con cura: «La tecnologia senza visione non semplifica, ma amplifica la complessità». Il suo approccio “super-tecnico” punta quindi all’integrazione: dati, modelli organizzativi e territorio devono dialogare costantemente per ridurre il bisogno stesso di cure ospedaliere.
Una domanda per il futuro
L’articolo di fondo che emerge dalle parole di Petrone interpella direttamente la politica e le istituzioni. Il messaggio finale è racchiuso in un interrogativo che ribalta le metriche del successo sanitario:
«Il futuro della sanità lo vogliamo continuare a misurare da quanti riusciamo a curare o da quanti riusciamo a non far ammalare?»
In questa visione, l’esperienza calabrese smette di essere un’eccezione territoriale per diventare un possibile modello nazionale: una sanità che non rincorre l’emergenza, ma costruisce l’equilibrio.























