CORIGLIANO ROSSANO- «Ho letto con un misto di tristezza e rabbia». Esordisce così Mario Gallina, presidente del Comitato Ritorno all’Autonomia di Corigliano, in una nota di fuoco che rispedisce al mittente le accuse di “nostalgia campanilistica” mosse contro chi si oppone all’attuale riorganizzazione sanitaria. Al centro della polemica c’è quello che Gallina definisce l’ultimo atto di una tragedia annunciata: il trasferimento del reparto di Ginecologia e Ostetricia da Corigliano a Rossano.
L’Eutanasia del “Compagna”
Per Gallina non si tratta di riorganizzazione, ma di una vera e propria «eutanasia dell’Ospedale Compagna». Una morte indotta non per malattia, ma per «espianto di organi perfettamente funzionanti». Il riferimento è diretto al reparto di Ginecologia di Corigliano, descritto come una struttura attiva, efficiente e logisticamente idonea, che verrebbe sacrificata a favore del “Giannettasio” di Rossano, dove – sottolinea Gallina – sono stati spesi ben 1,5 milioni di euro per adeguare i locali. «Si sollecita la messa in scena dell’ultimo atto», accusa il presidente del Comitato, smontando la narrazione che vede nella resistenza a questo trasferimento un capriccio degli “antifusionisti”.
La “truffa” dei due poli e la sanità privata
L’analisi di Gallina va oltre il singolo reparto e attacca l’intero modello “Hub and Spoke” applicato sul territorio, definendolo una «ipocrisia» utile solo a stringere i cordoni della borsa pubblica per favorire la sanità privata, trasformando «la malattia in rendita finanziaria». La divisione tra “polo chirurgico” e “polo medico”, secondo la nota, è una favola che non regge più, una «truffa durata oltre 20 anni» che ha servito un unico scopo: un travaso unidirezionale di risorse. «L’ospedale di Corigliano è stato giorno dopo giorno, con una meticolosità criminale, spogliato di tutti i suoi gioielli», scrive Gallina. Un processo che ha creato il vuoto attorno ai professionisti, costringendoli ad andare via e rendendo il tessuto ospedaliero sterile.
Il paradosso della Rianimazione
Gallina solleva poi un interrogativo storico e tecnico: perché oggi si usa l’assenza della Rianimazione a Corigliano per giustificare il trasferimento di Ginecologia, quando fu una scelta politica precisa quella di aprire la Rianimazione a Rossano proprio mentre la Chirurgia di Corigliano faceva grandi numeri? «Si è trattato di una vera e propria rapina, un furto con destrezza», tuona Gallina, denunciando il silenzio imposto ai medici e la complicità di chi ha permesso che si creassero queste condizioni.
Ospedale Fantasma: altro che nostalgia
La chiusura dell’intervento è un invito alla realtà contro le etichette. A chi definisce i coriglianesi “nostalgici”, Gallina risponde dipingendo il quadro desolante dell’attuale Ospedale Compagna (gennaio 2026): «Venga a fare un giro nei reparti fantasma, negli interi piani vuoti, nelle stanze che sembrano ancora più enormi senza letti». Non è nostalgia del passato, conclude Gallina, ma richiesta di dignità: «Di quale nostalgia si parla? Di quella per la salute persa andando sbattuti da una struttura privata all’altra? I Coriglianesi, cornuti e mazziati, se protestano sono faziosi. Ma qui siamo di fronte all’abbandono e alla volontà di declino».























