CORIGLIANO ROSSANO- Una crisi che non è più congiunturale ma strutturale, e che rischia di produrre effetti irreversibili sul tessuto economico e sociale del territorio. È questo il quadro tracciato dall’associazione dei commercianti presieduta da Enzo Natozza, che in una nota diffusa nelle scorse ore lancia un appello forte e articolato alle istituzioni locali e sovralocali, chiedendo ascolto, confronto e una strategia concreta di rilancio. Secondo l’associazione, da diversi anni il settore commerciale vive una fase di progressivo impoverimento, aggravata da una serie di fattori che si sommano e si amplificano nel tempo. Da un lato la contrazione dei consumi e la diminuzione degli incassi, dall’altro l’aumento vertiginoso dei costi, a partire da quelli energetici, diventati ormai insostenibili per molte piccole e medie attività. A tutto questo si aggiunge una pressione fiscale che, come sottolineato nella nota, colpisce “praticamente tutto e di più”, rendendo sempre più difficile garantire la sopravvivenza delle imprese. Un contesto che, inevitabilmente, sta spingendo molte attività fuori mercato. “La maggior parte delle imprese – evidenziano i commercianti – non riesce più a rientrare nelle spese correnti e, di conseguenza, la chiusura diventa spesso l’unica soluzione possibile”. Un fenomeno che non riguarda singoli casi isolati, ma che assume ormai i contorni di un’emergenza sistemica. A confermare la gravità della situazione sono anche i dati richiamati nella nota: nel 2025, secondo quanto riportato da fonti nazionali, avrebbero chiuso circa 110 mila attività commerciali, con una media di oltre dodici chiusure al giorno. Numeri definiti “impressionanti” dall’associazione, che intende utilizzarli come elemento di consapevolezza per comprendere fino in fondo la portata del problema. Al centro del documento vi è anche una critica alla mancanza di un reale ascolto da parte della politica. Secondo il presidente Enzo Natozza, senza un confronto continuo e costruttivo con chi opera quotidianamente sul territorio, non è possibile individuare soluzioni efficaci. “Non si può più aspettare – si legge nella nota – mentre la situazione rischia di precipitare definitivamente”. Il timore espresso è che il progressivo indebolimento dell’economia locale possa generare ulteriori conseguenze, dal degrado sociale all’aumento delle difficoltà per molte famiglie, sempre più in affanno nel far fronte alle spese quotidiane. L’associazione rivendica il ruolo centrale del commercio come elemento fondamentale del tessuto urbano e sociale. “Pensare a una città senza attività commerciali – viene sottolineato – significa immaginare una città senza vita, spenta, priva di relazioni e di presìdi sociali”. Ogni serranda che si abbassa, secondo i commercianti, rappresenta non solo una perdita economica, ma anche una ferita per la comunità. Nel documento viene inoltre chiarito il ruolo che le associazioni di categoria intendono svolgere: non quello di sostituirsi alle istituzioni, ma di affiancarle, offrendo supporto, competenze e conoscenza diretta dei problemi reali. Pur riconoscendo l’importanza degli interventi di riqualificazione urbana in corso, l’associazione sottolinea come questi non possano essere considerati sufficienti se non inseriti all’interno di una visione più ampia. Da qui la richiesta di una programmazione a medio e lungo termine, basata su progetti mirati, tavoli di confronto permanenti e una reale collaborazione tra amministrazioni locali, Regione, Stato, associazioni di categoria e imprenditori. “Il commercio è oggi uno dei settori più vulnerabili – conclude la nota – ma anche uno dei pilastri della coesione sociale e dello sviluppo economico. Ascoltare la voce dei commercianti non è solo una scelta economica, ma un atto di responsabilità verso il futuro del territorio”.






















