Cassano: a quattro anni dal duplice omicidio del padre Maurizio Scorza, ucciso il figlio Giuseppe

CASSANO ALL’IONIO– Non è solo un regolamento di conti, è il segno tangibile di una tregua mafiosa che rischia di saltare sotto i colpi di una nuova generazione di killer. L’omicidio all’alba di ieri di Giuseppe Scorza (36 anni), figlio del boss Maurizio Scorza trucidato nel 2022 insieme alla compagna tunisina, riapre ufficialmente le ostilità nella Sibaritide. I Carabinieri e i magistrati della DDA di Catanzaro stanno stringendo il cerchio attorno al commando armato, mentre l’intera comunità assiste all’ennesima dimostrazione di forza della criminalità organizzata locale.

L’agguato e il miracolo di Renato Elia

Il piano dei sicari scattato alle 5:30 in via Pola doveva essere un’esecuzione totale. Giuseppe Scorza è morto all’istante, centrato da una pioggia di proiettili all’interno del magazzino-ufficio della ditta di servizi ambientali. Il titolare dell’azienda, il 50enne Renato Elia, è stato a sua volta investito dalla furia di fuoco dei killer ma è riuscito miracolosamente a salvarsi.

Gravemente ferito e perdendo molto sangue, Elia ha trovato la forza sovrumana di sfuggire alla vista del commando, uscendo dai locali aziendali per trascinarsi fino a un bar vicino. Lì l’uomo è riuscito a lanciare l’allarme prima di crollare. Trasportato d’urgenza in ospedale, Elia è stato sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico. Le sue condizioni restano gravissime e la prognosi riservata, ma la sua sopravvivenza rappresenta la variabile che i sicari non avevano calcolato: la sua testimonianza potrebbe essere la chiave per dare un volto e un nome agli assassini.

Le indagini: telecamere e caccia al commando

La risposta degli investigatori della Compagnia di Cassano e del Comando provinciale di Cosenza è stata immediata. Sotto il coordinamento della DDA, i militari hanno sequestrato i filmati di tutti i sistemi di videosorveglianza della zona. Secondo le prime indiscrezioni investigative, le immagini avrebbero catturato la fuga ravvicinata di almeno due sospetti subito dopo gli spari. Al momento non sono stati emessi fermi ufficiali, ma le perquisizioni e gli esami balistici vanno avanti senza sosta per capire se le armi utilizzate ieri appartengano allo stesso arsenale dei vecchi delitti di sangue della zona.

Il precedente: l’esecuzione di Maurizio Scorza nel 2022

L’assassinio di Giuseppe rievoca i fantasmi del 4 aprile 2022, giorno in cui fu consumato il delitto del padre, il 57enne Maurizio Scorza. Quell’ agguato, teso in contrada Gammellone al confine tra Castrovillari e Cassano, si distinse per la ferocia e per un macabro rituale tipico della simbologia ‘ndranghetista: l’uomo e la compagna tunisina Hanene Hedhli furono crivellati di colpi e i loro corpi vennero nascosti nel bagagliaio dell’auto, sopra la quale i sicari adagiarono un agnello sgozzato. Un’esecuzione legata, secondo le indagini della DDA che portarono a diversi arresti, a dinamiche interne alla criminalità locale e di cui l’omicidio di ieri potrebbe essere la tragica prosecuzione.

La geopolitica criminale: la mappa dei clan di Cassano

Per comprendere il delitto Scorza bisogna leggere la complessa e instabile geografia mafiosa della Sibaritide, un territorio da sempre governato da equilibri delicatissimi.

  • La storica diarchia: Cassano allo Ionio e le sue frazioni sono storicamente sotto l’influenza di due macro-gruppi criminali: il clan degli Abbruzzese (noti come “gli Zingari” di Lauropoli) e la storica ‘ndrina dei Forastefano. Dopo la sanguinosa guerra dei primi anni 2000, i due clan hanno abbandonato la strategia dello scontro frontale.
  • La “Pax Affaristica”: Come svelato dalle recenti maxi-inchieste della DDA, Gentleman 2 e Athena, i vecchi nemici si sono trasformati in soci d’affari. Una tregua siglata per gestire insieme i business miliardari del traffico internazionale di cocaina, le estorsioni e l’infiltrazione nei settori economici strategici.
  • I vuoti di potere e le nuove leve: I durissimi colpi giudiziari sferrati dallo Stato hanno recentemente privato i clan dei loro capi storici. Questo vuoto di potere sta scatenando l’ambizione delle nuove leve e dei gruppi satellite. Maurizio Scorza, padre di Giuseppe, gravitava in questi contesti prima di essere eliminato e firmato con il macabro rituale dell’agnello sgozzato nel 2022.

La DDA sta scavando proprio qui: l’omicidio di Giuseppe Scorza è una vendetta trasversale per i passati sgarri del padre o il giovane aveva iniziato a muoversi autonomamente rompendo i patti della pax mafiosa? Le risposte potrebbero arrivare presto dalle telecamere di via Pola o dal letto d’ospedale in cui Renato Elia lotta per la vita.

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